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Pubblichiamo il Messaggio della Presidenza della CEI per la 102ª Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore che si celebrerà domenica 19 aprile sul tema: “L’esperienza del sapere”.


Le università cattoliche sono nate per custodire, approfondire e tramandare il sapere come patrimonio dell’umanità. Non per una vanagloria umana ma nella consapevolezza che il sapere è un dono preziosissimo che la sapienza divina ha messo in mano delle sue creature. Nella Scrittura questa opera è rappresentata con l’immagine della donna saggia che coltiva con premura la sapienza e si contrappone alla donna stolta che attira e inganna i suoi adepti (Cfr. Proverbi 9,1-18).

Coltivare il sapere è un’arte che consente di accrescere le conoscenze e le competenze, come evidenzia l’autore sacro: «Da’ consigli al saggio e diventerà ancora più saggio; istruisci il giusto ed egli aumenterà il sapere» (v.9). E subito dopo evidenzia il fine ultimo del sapere e indica quale sia la fonte della vera intelligenza: «Principio della sapienza è il timore del Signore e conoscere il Santo è intelligenza» (v.10). Questo è il compito che, fin dalla loro nascita nel medioevo, ha contrassegnato l’opera delle università cattoliche a cui va dato il merito di aver, in tempi spesso difficili e travagliati, conservato e trasmesso il sapere, grazie anche alle grandi biblioteche e ad un lavoro certosino di conservazione e trascrizione dei testi. Gran parte delle opere del passato, in ogni ambito del sapere, non sarebbero arrivate a noi senza il lavoro minuzioso e appassionato di moncaci e di comunità religiose che hanno dato vita a grandi centri culturali e a veri santuari della conoscenza e della sapienza umana.

Lo ricordava San Giovanni Paolo II nella Costituzione apostolica dedicata alla natura dell’università cattolica: «Essa condivide con tutte le altre Università quel “gaudium de veritate”, tanto caro a sant’Agostino, cioè la gioia di ricercare la verità, di scoprirla e di comunicarla (cfr. Confessiones, X, XXIII, 33)».

Facendo poi riferimento alla sua stessa esperienza di studente e di professore universitario indicava quale sia la missione per le università cattoliche ai nostri giorni: «Esse mi danno la fondata speranza di una nuova fioritura della cultura cristiana nel molteplice e ricco contesto del nostro tempo in mutazione, il quale si trova certamente di fronte a gravi sfide, ma è anche portatore di tante promesse sotto l’azione dello Spirito di verità e di amore» (Ex corde ecclesiae, 1).

Consapevoli che una così grande ricchezza culturale è affidata alla responsabilità di tutti gli atenei e, in particolare, delle università cattoliche, appare quanto mai necessario interrogarsi su come oggi vengono elaborate e trasmesse le conoscenze. Per questo il tema “L’esperienza del sapere”, su cui rifletteremo in occasione della 102ª Giornata Nazionale per l’Università Cattolica del Sacro Cuore che si celebra domenica 19 aprile 2026, potrà certamente aiutarci ad approfondire i diversi risvolti di una problematica sempre più delicata e complessa, anche alla luce delle rapide e pervasive innovazioni tecnologiche.

Nel panorama accademico italiano l’Università Cattolica del Sacro Cuore è stata sempre caratterizzata, fin dalla sua fondazione da parte di P. Agostino Gemelli e della Beata Armida Barelli, per un’offerta formativa basata sulla centralità dell’esperienza complessiva – umana, intellettuale e spirituale – vissuta dallo studente in relazione con i docenti e con tutta la comunità accademica. Una proposta dove il sapere non è misurato in termini solo quantitativi ma primariamente qualitativi, ossia in relazione alla maturazione complessiva della persona.

Aiutare gli studenti a vivere un’autentica “esperienza del sapere” significa renderli capaci di declinare le conoscenze e le competenze come valorizzazione dei doni ricevuti, come responsabilità sociale nella realizzazione del bene comune, come collaborazione alla missione della Chiesa e come disponibilità ad affrontare le grandi sfide del nostro tempo. Una vera “esperienza del sapere” passa sempre per una piena “esperienza dell’umano” e si traduce nell’attitudine a diventare operatori di pace, tessitori di vincoli fraterni, custodi della sostenibilità in ogni ambito di vita, testimoni di un amore più grande che ci consenta, come augura San Paolo, «di conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio» (Ef 3,19).

Di fronte al progressivo imporsi di processi tecnologici che affidano l’elaborazione del sapere agli algoritmi, appare ancora più urgente non perdere di vista che cosa rende pienamente umana l’esperienza del sapere. L’impatto delle nuove tecnologie, dall’IA ai Big-Data, può contribuire ad accrescere la capacità di gestire il sapere, ma può anche determinare una perdita di umanità e di coscienza etica. Per questo la via dell’educazione, che per l’Ateneo dei cattolici italiani passa primariamente attraverso il cuore, o meglio il Sacro Cuore, appare come la via maestra per valorizzare le potenzialità delle innovazioni tecnologiche senza venirne travolti.

Questo è il compito affidato oggi alle università cattoliche come ricordato anche da papa Leone XIV nella Lettera apostolica per i sessant’anni della Gravissimum educationis: «Non si devono separare il desiderio e il cuore dalla conoscenza: significherebbe spezzare la persona. L’università e la scuola cattolica sono luoghi dove le domande non vengono tacitate, e il dubbio non è bandito ma accompagnato. Il cuore, lì, dialoga col cuore, e il metodo è quello dell’ascolto che riconosce l’altro come bene, non come minaccia. Cor ad cor loquitur è stato il motto Cardinalizio di San John Henry Newman» (Disegnare nuove mappe di speranza, 3.1).

In questi ultimi anni l’Ateneo dei cattolici italiani ha dato ancor più prova di un cuore davvero grande anche in forza delle scelte coraggiose quali: l’apertura internazionale come sta avvenendo con il Piano Africa; la lungimirante visione del futuro grazie all’approfondimento del dialogo e della collaborazione intergenerazionale; lo slancio solidaristico particolarmente visibile nel Campus di Roma che si esprime anche nello straordinario contributo assistenziale e scientifico del Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs. Non meno importante è il contributo offerto dall’Ateneo nel contesto del Cammino sinodale delle Chiese in Italia. I cattolici, e non solo, guardano con grande fiducia e stima al lavoro dell’Ateneo. Mentre esprimiamo gratitudine per lo straordinario e fecondo impegno educativo, scientifico e culturale, assicuriamo la vicinanza e il sostegno nella preghiera.

La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana

L’articolo e altri servizi provenienti dalla Diocesi di Novara si possono trovare sul nostro settimanale in edicola e online da venerdì 10 aprile. Il settimanale si può leggere abbonandosi cliccando qui.

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