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Quasi 600 partecipanti hanno preso parte, domenica scorsa, alla Leva dei Coscritti di Oleggio, una delle tradizioni più sentite e identitarie della comunità locale.

Una manifestazione che, pur mantenendo una forte componente festiva, continua a rappresentare un vero e proprio rito collettivo capace di attraversare le generazioni e mantenere vivo il legame tra passato e presente.

La giornata si è svolta con il coordinamento del museo cittadino e del suo curatore, Jacopo Colombo, mentre le singole classi di leva hanno organizzato autonomamente le proprie parate, dando vita a un corteo diffuso e partecipato che ha attraversato le vie del paese.

«Questa manifestazione è un unicum di Oleggio – spiega Colombo –. La Leva dei Coscritti non è soltanto una festa, ma un rito collettivo che attraversa le generazioni e continua a dare identità a un’intera comunità, assumendo per certi versi anche un valore etnologico, in un contesto in cui molte feste stanno perdendo il loro significato tradizionale».

Una tradizione che racconta la storia del paese

Domenica il paese si è stretto attorno a una tradizione antica e profondamente radicata: c’è chi la vive con entusiasmo e chi la osserva con maggiore distacco, ma in ogni caso nessuno può ignorarla, perché appartiene alla storia viva di Oleggio.

Una festa fatta di riti, musica, incontri, momenti di allegria e anche di riflessione, capace ancora oggi di riunire generazioni diverse attorno a simboli condivisi.

Le origini della tradizione dei coscritti risalgono al XIX secolo, in seguito al Decreto Napoleonico del 1802 che introdusse la leva obbligatoria.

I coscritti erano i giovani iscritti nelle liste di leva al compimento del diciassettesimo anno di età: un passaggio simbolico verso l’età adulta e l’autonomia personale. Attorno a questo momento nacque la Festa dei Coscritti, con pranzi, balli, cortei e celebrazioni ufficiali, spesso accompagnate dalla Santa Messa.

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