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In occasione della “Giornata internazionale dei diritti della donna” in città è stata intitolata una piazzetta a Camilla Ravera, tra le rifondatrici del Partito Comunista. Nacque ad Acqui Terme il 18 giugno 1889, da Domenico e da Emilia Ferrero. È stato il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio ad invitare i sindaci della sua Regione a intitolare una via o una piazza a una donna, dal momento che in Italia l’80% delle intitolazioni sono riservate agli uomini. Arona non ha perso l’occasione, anche dal momento che la Consulta Femminile Aronese (Cfa) aveva già chiesto, nel 2025, di intitolare qualcosa alla Ravera.

Quale il legame con Arona della donna, lo spiega Carla Rossi, presidente della Cfa: «Nel maggio del 1930, si stabilì nei pressi di Intra, sul lago Maggiore, il 10 luglio di quell’anno giunse in città in battello, percorse un centinaio di metri verso via Matteotti e fu arrestata, in seguito a una delazione, da una decina di camice nere. Il tribunale speciale la condannò nel novembre del 1930 a 15 anni e 6 mesi di detenzione per i reati di ricostituzione del Partito Comunista. Dapprima fu reclusa nella casa di pena femminile di Trani, dove poté condividere la cella con altre due comuniste, Felicita Ferrero e Giorgina Rossetti, con cui strinse un’amicizia che, insieme all’affetto dei suoi familiari, le alleviò la durezza della reclusione. Poté anche leggere i libri e le riviste che lei stessa ordinava».

L’8 gennaio 1982 il Presidente della Repubblica Sandro Pertini, che era stato suo compagno di confino, la nominò senatore a vita, prima donna nella storia della Repubblica. Morì a Roma il 14 aprile 1988 a 99 anni. Prima di scoprire la targa che riporta il nome della Ravera, il sindaco Alberto Gusmeroli ha detto: «L’importanza della donna nella società è da sempre: intitoliamo una piazzetta, proprio davanti all’Imbarcadero, a colei che credeva negli ideali di libertà».
Il vicesindaco Marina Grassani ha aggiunto: «In Giunta siamo in quattro donne, compiamo il nostro dovere alla pari degli uomini, forse con più sensibilità».
Quindi è stato tolto il drappo azzurro che ricopriva la targa.

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