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I1700 anni dal Concilio di Nicea e dalla proclamazione del Credo niceno sono stati commemorati a Novara, con una tavola rotonda ecumenica ed una successiva celebrazione di preghiera ecumenica per la pace, ospitate lo scorso venerdì 26 settembre alla Parrocchia di S. Maiolo in Veveri a Novara con il parroco don Silvio Barbaglia a fare gli onori di casa.

All’incontro, introdotto dal vicario per la pastorale don Brunello Floriani, erano presenti anche i pastori delle Chiese evangeliche di Novara e Omegna con un gruppo dei loro fedeli.

La tavola rotonda è stata moderata da Cristina Trapani della Chiesa Evangelica di Novara e vi hanno partecipato il Vescovo di Novara Franco Giulio Brambilla, Fulvio Ferrario, pastore evangelico e docente alla Facoltà evangelica di teologia di Roma, e padre Vicktor Cretu del Monastero Ortodosso di Arona, decano delle Chiese ortodosse di tradizione russa in Italia.

Ferrario si è soffermato particolarmente sulla novità del Credo del Concilio di Nicea, al centro della Fede cristiana. «Non è più possibile per i cristiani pensare, parlare e pregare Dio senza fare riferimento a Gesù Cristo uomo, un Gesù della stessa sostanza di Dio. Cristo, la sua vita, morte e Resurrezione non sono qualcosa che segue o si aggiunge al discorso su Dio ma sono il discorso su Dio».

Nel suo intervento, padre Cretu è partito dal posto centrale che il Credo ha nella liturgia ortodossa che prevede perfino una festa dedicata ai Santi Padri Conciliari di Nicea.

Ha ricordato come la convocazione del Concilio di Nicea da parte dell’imperatore Costantino ha aperto il problema tuttora vivissimo nelle Chiese ortodosse del rapporto fra autorità dello Stato e Chiesa. Il sacerdote ortodosso, si è soffermato però in modo approfondito sul motivo principale per cui fu convocato il Concilio di Nicea: cercare di stabilire una data unica e comune a tutte le Chiese locali per celebrare la Pasqua che già allora si celebrava in tempi diversi.

Un problema irrisolto se non quando, rarissimamente – come è accaduto proprio nel 2025 -, si realizza la coincidenza della Pasqua dei Cattolici e di quella degli Ortodossi.

In realtà, le Chiese cattoliche di rito orientale hanno deciso da tempo di celebrare la Pasqua nel giorno che la celebrano gli ortodossi così come la Chiesa Ortodossa in Finlandia ha deciso di celebrarla lo stesso giorno dei cattolici. Un tema di grande importanza ecumenica come segno e testimonianza di fronte ad un mondo contemporaneo sempre più distratto ed indifferente.

Il vescovo Brambilla si è invece soffermato soprattutto sull’aspetto storico della inculturazione della Fede nelle categorie del pensiero ellenistico, che allora era l’orizzonte comune del mondo occidentale.
Ha poi offerto uno scorcio del dibattito teologico e filosofico riguardante il contrasto all’eresia ariana, che in quei secoli era dilagata fino a consolidarsi in diocesi rilevanti come Milano e al ruolo importante di una figura come Eusebio da Vercelli nel dibattito teologico attorno ai temi di Nicea. Sarà il Concilio di Calcedonia a completare il Credo con l’affermazione della definizione dello Spirito Santo.

Anche il vescovo ha sottolineato l’importanza di arrivare ad una data comune per la celebrazione della Pasqua, un tema già sentito nelle tante famiglie miste di ortodossi e cattolici.

Le domande dei presenti hanno allargato l’orizzonte al tema della comunione eucaristica, un tema difficile ma da affrontare nel rispetto delle differenze che tuttora permangono.

L’incontro si è chiuso dandosi appuntamento a gennaio in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.

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