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Ottima qualità didattica, patrimonio edilizio efficiente e accogliente, elevato livello di competenza degli alunni. Il quarto Monitoraggio sulla qualità della scuola cattolica italiana, condotto dal Centro Studi della CEI, conferma l’efficacia del modello educativo proposto dagli istituti cattolici, che registrano risultati migliori nelle prove Invalsi del primo ciclo e mostrano un’elevata partecipazione delle famiglie alla vita scolastica. Si tratta di riscontri confortanti, dietro i quali si celano però le difficoltà di un sistema che deve fare i conti con il calo delle nascite, la sostenibilità di un modello economico i cui costi risultano oggi, più che in passato, gravosi per molte famiglie, e la persistente mancanza di un pieno riconoscimento istituzionale, che si ripercuote sull’intero impianto gestionale e didattico.

Una situazione che si riscontra anche nel territorio della diocesi, dove le scuole paritarie e cattoliche sono presenti in modo capillare, offrendo un servizio prezioso a migliaia di famiglie: 67 istituti, per un totale di 79 scuole, accolgono complessivamente 6.775 alunni, dall’infanzia (3.500 iscritti) alle scuole superiori (819), passando per le primarie (1.427) e le secondarie di primo grado (1.029).

«Il nostro traguardo – spiega Barbara Fiorentini, coordinatrice e insegnante della scuola dell’infanzia parrocchiale Santo Bambino di Verbania – è sempre quello di restare accanto alle famiglie, offrendo loro il miglior servizio possibile in tutte le situazioni. Ma ci sono problemi che fatichiamo ad affrontare, come ad esempio il supporto agli alunni con difficoltà di apprendimento. Non abbiamo insegnanti di sostegno e, quando – dopo avere superato una montagna di burocrazia – riusciamo ad averne uno, le famiglie devono pagarlo a parte, e questo spesso le scoraggia».

Un altro nodo è quello demografico: «Siamo in calo rispetto al passato, e ciò accade sia, probabilmente, per i costi che le famiglie faticano a sostenere, sia perché il numero dei bambini si sta riducendo. Affrontiamo le criticità con una didattica che stimoli il bambino attraverso laboratori originali – come quello di cucina e l’orto – e attività artistiche e creative. Disponiamo di un giardino privato molto bello, offriamo orari di accoglienza ampi e una cucina interna di qualità».

La centralità della persona è anche al centro del progetto educativo dell’Istituto San Lorenzo di Novara, che propone scuole medie, liceo e formazione professionale. «Ogni alunno è un individuo con attitudini peculiari – dice il direttore don Fabiano Gheller – che vanno coltivate affinché ciascuno trovi il proprio percorso. Tutti gli studenti hanno dei punti di forza, ambiti in cui possono distinguersi. Ecco quindi, per gli adolescenti, attività in cortile con i coetanei e numerosi laboratori, così da sviluppare la capacità di relazione». Tra gli obiettivi dell’Istituto San Lorenzo c’è anche l’innovazione: «Faremo formazione sulla digitalizzazione della didattica con lavagne multimediali, di cui già disponiamo, e ulteriori strumenti tecnologici».

Anche al Rosmini di Borgomanero – scuola primaria e secondaria di primo grado – l’attenzione è rivolta al singolo studente. «Attiviamo percorsi personalizzati – spiega Chiara Savoini, docente e coordinatrice didattica – e i risultati si vedono nelle prove Invalsi, che valutano il livello di preparazione degli studenti in italiano, matematica e inglese, dove registriamo risultati di eccellenza, superiori alla media nazionale, regionale e dell’area piemontese in cui operiamo». Al Rosmini c’è un costante aggiornamento didattico e una grande cura della comunità educativa. Numerosi i progetti attivati, tra cui il Progetto Cambridge per l’inglese, l’insegnamento del cinese e dello spagnolo nelle primarie, e laboratori di latino, fotografia e informatica.

L’orizzonte del rinnovamento è anche quello in cui si colloca il Rosmini International Campus di Domodossola, che offre scuola dell’infanzia, primaria, media e tre licei (scienze umane, economico-sociale e artistico). «Occorre un rinnovamento continuo – sottolinea il rettore Carlo Teruzzi – con personale sempre aggiornato, una formazione specifica, grande disponibilità da parte dei docenti, dalla primaria ai licei». L’attenzione alle esigenze delle famiglie e degli studenti ha portato la direzione didattica ad avviare, alcuni anni fa, il liceo artistico e a rinnovare costantemente strutture e dotazioni tecnologiche. «I ragazzi cambiano continuamente. Quest’anno, ad esempio, abbiamo dedicato molta formazione all’intelligenza artificiale».

Le difficoltà principali derivano dal mutamento della società: «Il calo della natalità colpisce duramente la scuola dell’infanzia e la primaria. Quando in una primaria ci sono classi piccole, tutto diventa più complesso».

MONITORAGGIO – Una elevata qualità della didattica

Le scuole paritarie cattoliche italiane sono promosse per qualità e impegno educativo. Lo conferma il quarto monitoraggio del Centro Studi per la Scuola Cattolica (anno scolastico 2021/22), che ne evidenzia un livello qualitativo superiore alla media, soprattutto nel primo ciclo, grazie anche al profilo socio-culturale selezionato delle famiglie.

Le scuole si distinguono per l’attenzione alla formazione umana (46,3%), alla didattica (39,4%) e alla costruzione della comunità educativa (35,1%); quest’ultima prioritaria nelle secondarie di secondo grado (57,7%). I contenuti religiosi risultano meno centrali (13,4%), ancor meno quelli legati al carisma fondativo (9,2%).

Il coinvolgimento delle famiglie è alto: il 93% dei genitori partecipa ai colloqui, il 33,6% ad attività ricreative, il 20,9% alla gestione della scuola. Solo il 9,5% partecipa agli organi collegiali, ma l’affluenza è doppia rispetto alla media nazionale.

Dal punto di vista dell’inclusione, gli alunni con disabilità sono l’1,7%, quelli con cittadinanza non italiana il 6,1%. Nelle scuole cattoliche di secondo grado, i casi di DSA sono il doppio rispetto alle scuole statali.
Strutture solide: il 97,7% ha cortili, il 95,6% palestre, il 94,9% laboratori informatici, l’84,9% laboratori scientifici e il 74,3% mense. Il 57% del personale ha un contratto a tempo indeterminato, il 35,9% determinato, solo il 7% opera gratuitamente.

In collaborazione con Invalsi, lo studio integra i dati delle prove nazionali e del Rav, confermando che l’elemento distintivo resta la vitalità della comunità educativa.

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