Perché i tanti, troppi, cui è toccato di “Morire di Speranza” sui barconi in mezzo al Mediterraneo o sulle piste innevate della rotta balcanica, possano trovare un posto nella memoria e nel dibattito pubblico.
La veglia a Verbania: giovedì 16 luglio nella chiesa di San Giuseppe
Si terrà giovedì 16 luglio alle 21 nella chiesa di San Giuseppe (Via delle Alpi Giulie 2) la veglia di preghiera organizzata dall’Unità pastorale missionaria di Verbania e dalla Comunità di Sant’Egidio. Dopo l’appuntamento degli scorsi giorni a Novara – dove la Comunità da anni propone l’incontro – la veglia si terrà ora nell’altro capoluogo della diocesi. Ed è una prima volta.
«Abbiamo accettato volentieri l’invito di Sant’Egidio e lo abbiamo fatto nostro – spiega mons. Fausto Cossalter, parroco di Intra -. Proprio in questi giorni abbiamo ascoltato le parole Leone XIV che, come Francesco, ha voluto essere a Lampedusa, primo approdo dei migranti che fuggono dai loro Paesi e che vedono nell’Europa l’orizzonte della speranza in una nuova vita, lontana di guerre, persecuzioni e povertà. Il silenzio della sua preghiera nel cimitero dei senza nome con le croci in legno ricavate dai barconi e l’attraversamento della Porta d’Europa, il simbolo della soglia tra Africa e Vecchio Mondo, è un grido fortissimo che non possiamo non ascoltare».
I numeri della tragedia migratoria
I numeri dicono già da soli dello scandalo e della tragedia immane che i flussi migratori portano con sé. Sono 77mila le vittime dei viaggi verso l’Europa, dal 1990 ad oggi. Nei primi mesi del 2026 le vittime sono state 1681 e tra quasi un terzo è rappresentato da donne e da bambini. Se negli anni il numero di arrivi è sensibilmente diminuito, non lo è affatto la percentuale delle vittime. Secondo l’Organizzazione internazionale delle migrazioni – il più importante ente intergovernativo che si occupa del fenomeno, cui aderiscono 175 Paesi nel mondo – in media si registra una morte ogni 47 tentativi di attraversamento del Mediterraneo e dell’Oceano Atlantico.
Un diritto e un dovere: i due nodi cruciali della veglia
E allora, con la forza della preghiera, la veglia ribadirà anche due nodi cruciali: «un diritto e un dovere, che rappresentano per le nostre comunità una responsabilità», dice mons. Cossalter. «Il diritto per questa gente a non migrare – continua il sacerdote che per 13 anni ha vissuto il suo ministero come missionario in Ciad -. A poter trovare nelle loro patrie condizioni giuste per poter crescere i loro figli, per poter liberamente professare la propria fede, per poter vivere una vita dignitosa. Come Europa e come società civile, ma anche come singoli cittadini, accompagnare questi Paesi sulla strada dell’emancipazione è un compito inderogabile».
Compito cui se ne affianca un altro: «il dovere dell’accoglienza. Trovando forme regolamentate e controllate, certo, ma che non dimentichino la centralità della dignità umana. Trovando un nuovo stile nel dibattito pubblico, dove anche le parole possano essere rispettose della storie di questi fratelli e sorelle e dove le proposte politiche abbiano il coraggio di superare la semplificazione degli slogan e diventino strade realmente realizzabili».
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