A cinquant’anni di distanza dalla nascita dell’idea di realizzare un collegamento tra le province di Torino, Biella, Vercelli, Novara e il Verbano-Cusio-Ossola, il progetto è diventato realtà. Il 6 luglio scorso, al campo base del cantiere a Ghislarengo, l’Anas ha ufficialmente dato il via all’intervento da 384,5 milioni di euro per realizzare il nuovo tracciato – una strada extraurbana principale di 15 km tra Masserano e Ghemme per unire Biella e l’autostrada A26 che a sua volta s’interseca con la A4 Milano-Torino – alla presenza di ben due ministri: Matteo Salvini e Gilberto Pichetto Fratin.
Il ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica, originario proprio del Biellese, ha ringraziato Salvini «da abitante del territorio e da memoria storica: ho fatto il tracciato in parte a piedi negli anni Settanta, sono passati cinquant’anni. Per me è un’enorme soddisfazione quella di essere qui oggi e ringrazio Matteo Salvini.
La Pedemontana cambia pelle al territorio: finora eravamo abituati a fare nord-sud, tutte verticali, oggi avremo un collegamento orizzontale che significa da Biella a Varese neanche un’ora, significa cambiare l’economia, le relazioni di questi territori, è un passo decisamente importante».
Il vicepresidente del Consiglio e ministro delle infrastrutture e dei trasporti, da parte sua, ha espresso soddisfazione per l’avvio dei lavori, sottolineando la valenza strategica della nuova infrastruttura stradale per il potenziamento della rete viaria in un contesto caratterizzato da un’elevata vocazione produttiva. Il ministro ha evidenziato come l’opera rappresenti un tassello fondamentale per migliorare l’accessibilità tra i territori, favorendo collegamenti efficienti tra le aree industriali e i vicini corridoi internazionali. Salvini ha preso un importante impegno: a fronte di una previsione contrattuale per il completamento dei lavori, da parte della impresa Webuild con la controllata Cossi Costruzioni in quattro anni e sei mesi, ha affermato: «Sono sicuro che le imprese coinvolte arriveranno a meno di quattro anni. Nell’era dei social, questa stretta di mano virtuale vale più del contratto».
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