Un boiler nuovo, qualche mese di affitto arretrato saldato, l’iscrizione a basket per un ragazzo che vuole fare quello che fanno i suoi coetanei. A volte basta poco per rimettere in piedi una vita.
«L’importante è ‘rianimare’, ridare un po’ di speranza e far ripartire le persone – spiega Renzo Stievano, presidente de “Il Solco” da quasi cinque anni –. Per alcuni gli ostacoli sono insormontabili, ma spesso bastano un’attenzione, l’ascolto e un aiuto concreto perché si riprendano».
Senza più una casa d’accoglienza né dipendenti, con un ufficio messo a disposizione gratuitamente dalla Caritas in via Massaia, l’organizzazione di volontariato nata nel 1985 oggi accompagna una ventina di famiglie.
A segnalarle sono 7 assistenti sociali del Comune, in una sinergia nata in modo informale. Eppure, a fine 2023, il Solco rischiava di chiudere.
Il metodo è andare nelle case. «Solo toccando con mano capisci cosa c’è in una famiglia oltre alla difficoltà economica, di cosa ha concretamente bisogno», racconta Stievano.
Ci sono italiani e stranieri, persone rimaste senza lavoro, separazioni, malattie improvvise. Spesso servono soldi per un affitto, ma anche qualcuno che aiuti a capire a che punto è una pratica di invalidità o come presentare una domanda di pensione. «Alcune persone si risollevano perché si sentono sostenute».
Per quasi trent’anni il Solco aveva accolto chi era in difficoltà 7 giorni su 7, 24 ore su 24, prima in via Fossati, poi in via Bottini e in via Massaia. Il passaggio dalle camere delle case precedenti agli alloggi, in pieno Covid, ha chiuso una stagione: l’accoglienza si è fermata, gli spazi hanno cambiato destinazione e i due operatori sono stati ricollocati.
Una realtà del sociale cittadino che cerca anche nuovi volontari.
Articolo completo e approfondimenti da tutto il territorio della Diocesi di Novara sul nostro settimanale, in edicola e online da venerdì 30 ottobre. Il settimanale si può leggere abbonandosi cliccando qui