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Trentacinque ragazzi provenienti dalle zone di Novara, Briga, Borgosesia, Arona e Ossola, ai quali si sono aggiunti sette giovani di Borgomanero, hanno vissuto a Parigi il Capodanno di Taizè. Dal 27 dicembre al 2 gennaio hanno fatto un’esperienza intensa di incontro, preghiera e condivisione nel segno della domanda che ha guidato questo pellegrinaggio dei giovani europei organizzato dalla comunità di Taizé: “Che cosa cerchi?”.

Una domanda semplice, posta da frère Matthew, priore della comunità di Taizè nella sua lettera ai giovani per il 2026, che ha risuonato nei giorni del pellegrinaggio come filo conduttore delle attività, delle celebrazioni e degli incontri.

«È stata un’esperienza di condivisione – racconta don Gianluca De Marco, direttore dell’Ufficio per la pastorale giovanile della diocesi di Novara – fatta di preghiera, canto, silenzio, meditazione e scoperta. Pregare insieme a cristiani provenienti da tutta Europa è stato qualcosa di bellissimo: una preghiera essenziale, che alterna silenzio e canto, vissuta in un territorio dove l’incontro tra religioni fa parte della quotidianità». Un’esperienza che ha favorito l’integrazione e l’apertura, soprattutto per quei ragazzi che avevano già vissuto un soggiorno a Taizé, ritrovando così lo stile e la profondità delle meditazioni. Ma arricchita della dimensione della scoperta culturale della città, della festa e delle riflessioni sulla fede, le scelte di vita, la giustizia e la pace.

Al centro della proposta, il messaggio del priore della comunità di Taizé, che ha invitato i giovani a non accontentarsi di risposte facili, ma a cercare nel silenzio, nella preghiera, nell’incontro con gli altri e con Cristo una direzione per la propria vita.

In un mondo segnato da guerre, ingiustizie e disuguaglianze, le testimonianze provenienti da Paesi feriti dai conflitti hanno reso ancora più urgente la domanda sul senso della vita e sulla responsabilità personale nel costruire la pace, a partire dalla propria comunità, alle persone con cui si vive la quotidianità. «Accogliamo con favore chi si sente escluso, superando il senso di ingiustizia in modo semplice – è uno degli inviti consegnati ai giovani dal priore -. Quando aiutiamo gli altri a scoprire la libertà e la pace che sono loro offerte, quando facciamo il possibile per abbattere le barriere dell’ostilità o i muri che li tengono confinati, allora prendiamo parte alla vita stessa di Dio».

Fondamentale anche l’esperienza dell’ospitalità nelle famiglie, che ha reso concreto il volto della Chiesa come comunità. Lo racconta Lorenzo Zingrillo, di Briga Novarese: «Sono stato assegnato alla diocesi di Meaux, a circa venticinque minuti di treno da Parigi. Io e altri tre ragazzi siamo stati accolti da Raffaele e da sua moglie. Ci hanno aperto la loro casa con una semplicità disarmante. In quei giorni non ci siamo sentiti ospiti, ma parte di una famiglia».

Un pellegrinaggio che ha lasciato un segno nei cuori dei giovani, chiamati a tornare nelle proprie comunità con una domanda che non chiede risposte immediate, ma orienta la vita: “Che cosa cerchi?”

L’articolo si può trovare su tutte le edizioni del Settimanale della Diocesi di Novara, in edicola a partire dal 9 gennaio. Si può leggere anche online, abbonandosi alla versione digitale sfogliabile nel browser o tramite l’app a partire da qui.    

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