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“Padri e Maestri. I vescovi di Novara del nostro tempo” è un libro che attraversa la storia recente della Chiesa novarese attraverso i volti e le vicende dei suoi pastori. Una carrellata di ritratti biografici che, dal secondo dopoguerra ai nostri giorni, accompagna il lettore sulla cattedra di San Gaudenzio, seguendo le figure di Leone Ossola, Gilla Vincenzo Gremigni, Placido Maria Cambiaghi, Aldo Del Monte e Renato Corti.

Il volume è curato da don Franco Giudice, vicario episcopale per il clero e la vita consacrata e direttore dell’Ufficio per il clero della diocesi di Novara. I testi raccolgono e rielaborano i contributi pubblicati negli anni nella rubrica dedicata alla memoria dei vescovi sul foglio di collegamento del clero novarese, “La Pagina dei Don”.

A firmarli sono lo storico don Mario Perotti, autore dei profili storico-pastorali delle diverse figure episcopali, e due sacerdoti che hanno potuto conoscere da vicino altrettanti protagonisti, nel delicato ruolo di segretari personali: mons. Walter Ruspi, segretario del vescovo Aldo Del Monte, e don Gianluigi Cerutti, segretario del cardinale Renato Corti. Per ricevere il volume è possibile contattare la Stampa Diocesana Novarese via WhatsApp al +39 393 9711804 oppure scrivere ad [email protected].

«Questa pubblicazione – scrive don Franco Giudice nella presentazione – riporta i “ritratti” dei vescovi novaresi più vicini a noi nel tempo, da mons. Giacomo Leone Ossola al card. Renato Corti». Non soltanto una galleria di biografie, dunque, ma una memoria che torna a farsi presente: «proposti gradualmente in questi ultimi anni, in occasione degli anniversari della loro morte, a tutti i sacerdoti e diaconi della nostra diocesi».

Nell’ultimo tratto del suo episcopato novarese, il volume porta anche la voce di mons. Franco Giulio Brambilla, autore della prefazione, pubblicata integralmente in questa pagina. Il vescovo riflette sul legame inscindibile tra il pastore e la Chiesa che gli è affidata, con il passaggio da un pastore al suo successore che si gioca nel segno della tradizione, della comunione e nella speranza.
È anche il senso più profondo di questo libro: custodire una storia fatta di persone, parole e scelte pastorali, mentre una stagione si chiude e un’altra si apre. «Un testo proposto nel delicato e suggestivo momento di passaggio – sottolinea don Giudice – da mons. Franco Giulio Brambilla che ha guidato la nostra diocesi in questi ultimi anni al nuovo vescovo che attendiamo, già pronti ad accoglierlo come guida della Chiesa locale novarese.

Di seguito pubblichiamo integralmente la prefazione del vescovo Franco Giulio Brambilla al libro “Padri e Maestri. I vescovi di Novara del nostro tempo”.


Il vescovo passa, lo Spirito resta

Il Vescovo passa, lo Spirito resta. Con questa lapidaria espressione potremmo fare sintesi di ciò che avviene in una Chiesa locale al rinnovarsi del legame con la radice apostolica. Il passaggio del Vescovo è un atto troppo importante per soccombere alle stucchevoli curiosità e alle alchimie delle pagine dei giornali e ai sussurri e grida delle sacrestie o dei conviti. Il Vescovo “passa”, perché attraverso il suo congedo lo Spirito “rimane” nella Chiesa e continua la sua opera.

Il Vescovo “passa”, ma il suo è un passaggio che ha segnato quasi quindici anni del primo quarto del nuovo secolo, con due crisi terribili: quella economica del 2008, quella sanitaria del Covid del 2020. E ha vissuto momenti bellissimi durante l’anno del Giubileo della Speranza a Roma e ad Assisi. L’occasione ci aiuta a fissare questo momento, per cogliervi un atto di tradizione, una sfida per la comunione, un gesto di fiducia e speranza.

Nel passaggio si realizza un atto di tradizione. Il volto della Chiesa di Gaudenzio è stato contrassegnato nell’ultimo secolo dalle figure dei vescovi Ossola, Gremigni, Cambiaghi, Del Monte e Corti, le ultime figure dei Padri della fede di una lunga lista di 125 vescovi che risalgono a Eusebio, Ambrogio e Simpliciano. Questo agile volumetto fa memoria in gustosi bozzetti dei vescovi del Novecento ricordati con affetto e venerazione dalle ultime generazioni. Li fa rivivere perché la Chiesa di Novara continui a dire e a donare al mondo il Cristo vivente.

La tradizione, prima di essere un deposito, è un atto vivo e vitale, è il gesto con cui la Chiesa trasmette «tutto ciò che essa è e tutto ciò che essa crede» (DV 8). L’incessante annuncio della Parola di vita è stata la stella polare del magistero di questi vescovi ed è stato lasciato alla loro Chiesa come eredità indubitabile.

La Chiesa Gaudenziana si è messa alla scuola della Parola, smettendo la fretta di servire di Marta, per ritrovare l’incalcolabile necessità del rimanere ai piedi di Gesù come Maria, ascoltando in pura perdita ogni parola che esce dalla sua bocca. Ogni vescovo parte per il suo esodo, e il suo passaggio ci lascia all’opera dello Spirito: «Ed ora vi affido al Signore e alla parola della sua grazia che ha il potere di edificare e di concedere l’eredità con tutti i santificati» (At 20,32). Questo è l’atto della tradizione, la consegna all’agire dello Spirito che edifica la Chiesa. Ogni separazione è il luogo per “lasciar essere” coloro che ci sono affidati. Per il Vescovo è il momento per lasciar essere la sua Chiesa come comunità di Gesù. Anche il Pastore sperimenta che la Chiesa gli è donata come all’amministratore fedele per trasmetterla ad altri. Così avviene un atto di tradizione.

Il passaggio di un Vescovo è anche una sfida per la comunione. La Chiesa è una comunità convocata sull’essenziale, sulla Parola e sulla Carità, raccolta nel grembo generante dell’Eucaristia. Il Vescovo che parte lascia alla Chiesa di Gaudenzio la sfida di calare nel suo corpo la libertà della parola accolta e della carità condivisa.

La diocesi di Novara è una chiesa grande e molto distesa geograficamente, ma ora viene il tempo per essere una chiesa dinamica, per raccogliere la sfida di una comunione corale, tra sacerdoti e laici, tra parrocchie e movimenti, tra ministeri ecclesiali e missioni universali. Questo è forse ciò che resta da pensare e da fare per il tempo a venire, perché la Chiesa Gaudenziana si decentri come una chiesa aperta, meno attenta al suo apparato e più slanciata a servire la vita quotidiana della gente. Essa ha da trascrivere la sua tradizione di prossimità all’esistenza delle persone, al movimento della cultura, al mutamento del paese, ai nuovi orizzonti della carità.

Alla fine, questo passaggio diventa anche un gesto di speranza. Il destino dell’evangelo può essere prefigurato per i prossimi anni dentro una società multietnica e un caleidoscopio culturale. Il ministero del Vescovo che parte ha voluto allenarci a “raccontare il Signore Gesù” (loquamur Dominum Jesum), ad appassionarci per gli uomini e a portare gli uomini al Vangelo. La speranza non è un pane solo per alcuni, ma va distribuita senza parsimonia.

Nessuno è escluso dal fascino del Vangelo, purché la parola di Gesù sia annunciata come il roveto ardente che non smette mai di alimentare il desiderio di verità che abita il cuore degli uomini. Il mio saluto è quindi anche un gesto di fiducia nel futuro. Dice alla nostra gente e ai molti altri che si sono accostati al magistero del Vescovo: lo Spirito rimane, dimora nella città degli uomini, risplende nella sua Chiesa quando ne riceve l’effusione, trasforma i cuori, i costumi, la cultura, la società e il domani.

Per questo il “passaggio” del Vescovo è un gesto di speranza, perché il suo ministero ha voluto camminare con l’animo di chi parte verso Gerusalemme, la patria agognata del nostro viaggiare nomadi sulla terra. La parola iniziale risuona perciò in modo nuovo: «Il Vescovo passa, lo Spirito resta». Sì, lo Spirito rimane e non smette di animare la sua Chiesa, perché sia segno vivo per il mondo!

Mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara

Il testo integrale con altri servizi dalla Diocesi di Novara saranno sul nostro settimanale in edicola e online da venerdì 25 settembre. Il settimanale si può leggere abbonandosi cliccando qui

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