Tempi d’attesa troppo lunghi per esami e visite specialistiche in ospedale, pronto soccorso costantemente sotto pressione e una carenza di personale che si ripercuote su tutta la rete sanitaria del territorio.
È la fotografia emersa durante l’incontro “Hey Novara, come stai? La sanità novarese è in buona salute?” organizzato da ViaOxiliaQuattro.
«Le due cose sono strettamente collegate – spiega il dottor Federico D’Andrea, presidente dell’Ordine dei Medici di Novara –. Il personale medico e infermieristico è ridotto e questo genera inevitabilmente problemi, a partire dalle liste d’attesa. Meno medici ci sono, meno è possibile rispondere alle richieste, che spesso sono anche sovradimensionate».
Secondo D’Andrea, le difficoltà non dipendono solo dalle risorse economiche, ma soprattutto dalle condizioni di lavoro.
«Oggi i giovani non vogliono più fare i turni massacranti che facevamo noi e questo è comprensibile. Ci sono colleghi con 2.000 ore di straordinario non pagato e 200 giorni di ferie arretrate. È comprensibile che molti scelgano di spostarsi verso il privato o di andare all’estero. Non si tratta solo di guadagnare di più, ma di vivere meglio».
Il risultato è un circolo vizioso: meno medici significa più attese, e più attese spingono sempre più cittadini verso le strutture private o convenzionate, che negli ultimi anni hanno registrato un boom di richieste. «Se vogliamo davvero risolvere il problema – aggiunge D’Andrea – dobbiamo rendere nuovamente appetibile il lavoro nel pubblico, creando condizioni più eque e sostenibili. È una questione di organizzazione e di prospettiva, non solo di stipendio».
Una situazione che al pronto soccorso del Maggiore della Carità di Novara si traduce ogni giorno in afflussi record e ritmi di lavoro incessanti. «Viviamo un flusso continuo di pazienti – racconta il dottor Mattia Bellan, direttore della Medicina e Chirurgia d’Accettazione e d’Urgenza –. In alcune giornate gli accessi sono tra 150 e 200 persone. I codici rossi vengono naturalmente sempre trattati immediatamente. Non è solo un problema di numeri, ma anche di cultura sanitaria: bisogna accettare le priorità e comprendere che non tutto è un’urgenza. Al tempo stesso, servono più medici e più letti, perché i pazienti sono sempre più anziani, complessi e con patologie multiple».
Bellan sottolinea come il Maggiore, in quanto ospedale “hub” del quadrante, debba occuparsi dei casi più gravi e specialistici.
«È normale che alcune chirurgie periferiche possano gestire interventi meno complessi. Ma se tutto si concentra a Novara, è inevitabile che i tempi si dilatino. Non possiamo pretendere miracoli».
Sullo sfondo resta il tema del disagio dei professionisti e del clima sempre più teso nei reparti.
Lo ricorda Roberto Mari, dell’associazione Tutela Diritti del Malato.
«Il problema riguarda sia l’ospedale sia l’Asl. Mancano medici, si ricorre agli straordinari e ai gettonisti per tappare i buchi, ma così si crea ulteriore stress. Nonostante tutto, il personale riesce ancora a garantire il servizio, spesso in condizioni difficili. E a tutto questo si sommano episodi di aggressioni verbali e fisiche che aggravano la situazione. È necessario che le istituzioni intervengano: servono educazione civica, rispetto e prevenzione. La paura non deve entrare negli ospedali».
Altri articoli e altri servizi e approfondimenti dalla Diocesi di Novara si possono trovare sul nostro settimanale in edicola e online da venerdì 17 ottobre. Il settimanale si può leggere abbonandosi o acquistando il numero che interessa cliccando qui.