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Dai vescovi con i quali ha intrecciato – direttamente o indirettamente – il suo ministero, alle figure che hanno dato vita a quella straordinaria esperienza di impegno caritativo che è l’associazione “La Nostra famiglia”; dagli amici più cari di una vita, sino ai teologi che hanno animato e acceso la ricerca accademica nei seminari milanesi.

In occasione del 50° anniversario della ordinazione presbiterale del vescovo Franco Giulio Brambilla, Interlinea pubblica “Maestri e Amici. Legami affidabili” (144 pagg. 13 euro, nelle librerie da oggi, venerdì 31 ottobre). Curato da Marco Vergottini – teologo e docente alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale di Milano – il volume raccoglie alcuni dei testi che il vescovo ha dedicato a figure importanti per la sua formazione umana, spirituale e accademica. Un modo «per restituire un frammento del suo mondo interiore, fatto di incontri che lasciano il segno e di legami che sanno attraversare il tempo», scrivono nella presentazione gli animatori del progetto: Antonio e Giusy, Mariella, Marco e Angela, e Daniela (firmando coi soli nomi di battesimo, perché gli amici si chiamano per nome).

Il primo personaggio che si incontra è quello di Aldo Del Monte (vescovo di Novara dal 1971 al ’90), con un testo che accompagna l’opera “L’umanità di Dio” (Interlinea 2018): la fatica e lo struggimento di un sacerdote che ha vissuto l’esperienza della guerra, «l’attraversamento delle tenebre da parte di un cappellano, icona vivente dei molti che hanno abitato le rive del Don e le baracche dei campi di concentramento». Poi Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano con un brano tratto da “La settima stanza del Cardinale” (Solferino, Milano 2021) tutto dedicato al «roveto ardente» che attraversa il magistero del cardinale: l’incontro dell’Uomo con la Parola, nella metafora – ripresa e approfondita da mons. Brambilla nella lettera pastorale “I semi del tempo” – della coscienza come campo da seminare in abbondanza e nella convinzione che terreno e seme sono uno per l’altro: «Accogliere la Parola significa credere. L’uomo si realizza nel credere, così come il terreno si realizza nel ricevere il seme».
E sulla strada da Milano a Novara è poi la volta di Renato Corti, suo predecessore alla cattedra di Gaudenzio. Il testo selezionato è la prefazione al libro “Il cesellatore di anime” (La Fontana di Siloe, Torino 2023), raccolta di commenti alle sue lettere pastorali nel terzo anniversario della morte.
Uno sguardo – quello che emerge dagli scritti pastorali di Corti – che per il vescovo Brambilla restituisce «un grande affresco che attraversa la soglia del nuovo millennio, restando intimamente e tenacemente attaccato all’intuizione originale di un cristianesimo cordiale, da cesellatore d’anime, perché non smette di parlare cor ad cor».

È poi la volta di don Luigi Monza e Zaira Spreafico, il sacerdote beato fondatore delle Piccole Apostole della Carità, e la Responsabile Generale dell’Istituto Secolare e Presidente per tanti anni dell’Associazione La Nostra Famiglia, che si occupa della cura dei bambini diversamente abili. In due scritti che si intrecciano e fondono ricordi personali con l’analisi e il commento delle lettere del beato, riemerge un momento quasi eroico della fondazione di una grande opera, in quegli anni quando «l’Italia era a pezzi, l’industria in macerie, il pane scarso, il lavoro gramo, le case poverissime, i bisogni infiniti», anni nei quali «non si aveva nulla» ma «ci si poteva permettere di fare anche ciò che sembrava impossibile», animati da un ethos della carità che ancora oggi sostiene La Nostra Famiglia.

Infine, tre figure di sacerdoti: i teologi e maestri don Giovanni Moioli e don Luigi Serenthà, e l’amico don Luigi Caldera, compianto parroco di Cesano Boscone, con un’omelia al funerale che unisce aneddoti divertenti, commento della Parola e ricordo commosso di un uomo che ha dedicato la vita alla comunità.

E a chiudere il libro non un testo dedicato ad una persona, ma proprio ad una comunità: uno scritto per i 150 anni de “La Scuola Cattolica” (la rivista teologica del Seminario di Milano) a cavallo tra la storia di un’istituzione la cui forza formativa è la ricchezza delle persone che la animano e sguardo al proprio cammino personale che con quella storia è inscindibilmente legato.

Perché, si legge nella frase che conclude il libro quasi come un sigillo, «essere e fare il prete è possibile solo se è attraversato da molti volti, solo se è pensato in forma corale e sinfonica, solo se non si è in marcia da soli».

L’articolo e altri servizi dalla Diocesi di Novara si possono trovare sul nostro settimanale in edicola e online da venerdì 31 ottobre. Il settimanale si può leggere abbonandosi o acquistando il numero che interessa cliccando qui.

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