Nel tempo, nell’attenzione dedicati ai giovani e nel raccontare con la propria testimonianza la differenza cristiana. Ecco “dove il cuore trova Dio”. Lo ha spiegato don Marco Gallo, direttore dell’Istituto Superiore di Liturgia di Parigi agli educatori, insegnanti, sacerdoti, catechisti riuniti a Borgomanero sabato 7 febbraio per l’Assemblea diocesana di pastorale giovanile. All’appuntamento formativo, aperto a tutti coloro che si occupano di giovani, ha messo a fuoco i temi della spiritualità mettendoli in relazione con le aspettative e i bisogni delle nuove generazioni.
Lo ha fatto a partire dai dati che riguardano il catecumenato in Francia. Nella Pasqua 2025 stati oltre 10mila gli adulti battezzati, con un aumento del 45% rispetto al 2024 e gli adolescenti che hanno richiesto il sacramento del battesimo sono 7400, con un aumento in un anno del 33%. «Sono numeri inaspettati». Come le motivazioni che li portano alla conversione: «il 51% dei catecumeni si converte per aver vissuto un’esperienza spirituale forte, il 37% dopo una prova e il 35% perché trova nella fede cattolica il senso della vita».
Don Gallo ha dato vita ai numeri con il racconto di esperienze di ragazzi che ha incontrato. Come quella di Serena, «esausta e alla ricerca di una strada», ha capito che quello che cercava era un cammino di fede «grazie all’invito di un caro amico del liceo». E quella di Camilla, «non battezzata, entrata in contatto con l’oratorio per fare un’esperienza come volontaria al dopo scuola, grazie a un’amica di famiglia», che ha scoperto «la serenità negli occhi di chi aveva fede», e si è trovata a 16 anni a chiedere di diventare catecumena.
Galleria fotografica a cura di don Piero Cerutti
«I numeri e il vissuto dei ragazzi ci dicono che per loro l’esperienza viene prima dell’incontro con l’istituzione. E che sono alla ricerca di un dialogo e di un’esperienza di fede che passa dall’incontro con le persone, da un tempo nel quale essere ascoltati e vivere l’incontro con il Signore».
L’esperienza francese dice qualcosa anche oltre confine, specialmente in territori dove non mancano oratori e reti di parrocchie. Primo passo: incontrare i giovani. «Impariamo a dialogare davvero e proponiamo sempre chiaramente la differenza cristiana e cattolica, il nocciolo della nostra fede – ha ricordato -. Mai dare per scontato che la fede ci sia, è sempre necessario l’annuncio. In oratorio, non possono mancare preghiere comuni, silenzio, ritiri, accompagnamento spirituale, ascolto della Parola, fraternità. Coinvolgiamo il più possibile gli altri giovani, proponiamo una liturgia semplice, curata, bella. Che sia anche un tempo in cui “ricrearsi” e sentirsi grati».
Il tema “Dove il cuore trova Dio” è stato declinato, nel corso dell’appuntamento, anche in alcuni ambiti specifici: l’oratorio, l’accompagnamento spirituale, la liturgia e l’impegno sociale. Con don Marco Gallo, sono intervenuti anche un educatore della Fom Matteo Fabris, il direttore dell’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro dell’Arcidiocesi di Torino Alessandro Svaluto Ferro e il responsabile della pastorale vocazionale delle Marche don Paolo Vagni.
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