Condividi su

Terra, acqua e fuoco. Impastato di morbida argilla e reso eterno dalle fiamme del fuoco a 900 °C che fonde, in una materia solida e duratura, le forme statuarie: ecco il popolo di San Francesco. Gruppi di uomini e donne che si assiepano e si distribuiscono, nelle cappelle del Sacro Monte di Orta, come un’umanità irrequieta, brulicante, in moto perpetuo, come satelliti in orbita intorno alla figura del Santo di Assisi.

Trecentosettanta sculture, un popolo intero in terracotta plasmata e resa viva dalla maestria degli scultori lombardi, operanti al monte tra la fine del XVI e il XVIII secolo. Una storia che parte nel 1583 allorquando i cittadini di Orta decisero di erigere sulla “selva di S. Nicolao” un insieme di cappelle e un convento destinato ad accogliere, per volontà dell’abate novarese Amico Canobio, i frati Francescani Cappuccini.

Amico Canobio (religioso, letterato, maestro di camera di papa Pio IV e fondatore a Novara del Monte di Pietà), diede spinta e forza al progetto del Sacro Monte grazie alla preziosa collaborazione dell’architetto cappuccino Cleto da Castelletto Ticino, allievo del grande Pellegrino Tibaldi.

Fu il vescovo Novarese Carlo Bascapè a dare impulso decisivo al cantiere di Orta, chiamando alcuni degli artisti più importanti del tempo e a lui sodali, già protagonisti al Sacro Monte di Varallo: fra questi emerge Giovan Battista Mazzucchelli detto il Morazzone che affresca la Cappella XIV, detta della Porziuncola, con un racconto pacato, dal tratto rapido e dalle forme monumentali.

Dentro la cappella ci si trova come catapultati all’interno della storia, vis à vis con i corpi dipinti da Morazzone in una vertigine di bellezza unica. In questa prima fase i “plasticatori” protagonisti furono Cristoforo Prestinari e Giovanni d’Enrico (fratello maggiore del grande Tanzio da Varallo). Il Prestinari in particolare sembra interpretare, nel severo e posato andamento delle statue, una sensibilità prettamente francescana, senza fronzoli, senza retorica ostentata, silente come in attesa di un evento.

La seconda grande fase, dalla metà del XVII secolo, si caratterizza dalla presenza degli artisti della cosiddetta Seconda Accademia Ambrosiana. La cappella XX in particolare, ove è rappresentata la solenne canonizzazione di san Francesco, avvenuta il 16 luglio 1228, è una delle più spettacolari del percorso. Le volte e le pareti sono il capolavoro del pittore milanese Antonio Busca mentre le sculture in terracotta policroma spettano alla regia di Dionigi Bussola. Un turbine di figure in costante movimento. Lo scultore riporta dettagli di moda precisi: tessuti, lampassi, ricami e ricchi galloni; volti dai quali traspaiono sentimenti e stati d’animo, gesti, concitazione: teatro. Questa visione sarebbe forse piaciuta a Luchino Visconti che conosceva i luoghi grazie all’amicizia con Mario Soldati, di stanza nella vicina Corconio.

Questa storia, idealmente, si può chiarire solo attraverso il cammino, più volte ricordato da pellegrini, eruditi e storici dell’epoca che da Varallo Sesia porta al lago d’Orta. Tra questi il pittore perugino Luigi Scaramuccia che racconta: “Indi allo spuntar dell’alba novella, per la via del faticoso Monte detto della Colma, giunsero all’ameno, e delizioso lago d’Orta. Quivi dopo d’essersi riposati salirono… sopra del divino e Sacro Monte di S. Francesco a visitar le cappelle … onde a ragione potevano chiamarsi contentissimi”.

Il sacro Monte di Varallo, modello e inizio della sfolgorante stagione dei Sacri Monti, è l’incipit di un pellegrinaggio di arte e fede che unisce, idealmente, la Valsesia al Cusio, in un cammino che dai Misteri della vita e della Passione di Cristo, si conclude con l’Alter Christus, San Francesco, ad Orta. Dalla terrazza naturale del sacro Monte, dando le spalle alla chiesa di San Nicolao, ammiriamo il tramonto e ci sembra di sentire come una preghiera lontana – le fronde degli alberi scosse dal vento – il popolo di terracotta che abbraccia san Francesco e che ci accompagna verso un nuovo giorno.


Francesco Gonzales
Curatore del Museo Diocesano

Condividi su

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Leggi anche

Editoriali

Nella fabbrica del futuro è la formazione a decidere il domani

Andrea Gilardoni

Diocesi

Sessant’anni in cammino con la Route dei giovani: Novara, Chiesa che ascolta con l’orizzonte della santità

Gianluca De Marco

Editoriali

Il forte grido di Papa Leone: la difesa non sia un riarmo

Redazione

anffas borgomanero
Editoriali

Editoria, l’antidoto alla crisi per un futuro di creatività

Roberto Cicala