«È così dalla fine degli anni ’60, quando nella nostra diocesi ha avuto inizio questa esperienza di giovani in cammino. Si sa: a giugno si va alla Route…». Abbiamo trovato questa frase in un libretto della Route dei giovani del 1995: una frase significativa, che racconta le radici una proposta che ha fatto la storia della pastorale giovanile della nostra diocesi.
In questi sessant’anni la proposta è stata ripensata, mantenendo però fino ad oggi i suoi elementi caratteristici, che ne costituiscono il valore: il cammino a piedi in gruppi, l’esperienza viva di fede e di comunione fra i giovani della diocesi e, non meno importante, il loro ascolto.
I giovani desiderano essere ascoltati, riconosciuti e accompagnati e la Route è sicuramente un’iniziativa attraverso la quale essi possono sperimentare accoglienza, ascolto e far sentire la loro voce, così come è chiesto dal Sinodo dei giovani. Qui, in maniera speciale, si rivive l’esperienza dei due viandanti di Emmaus, in cui Gesù si mette in cammino con loro e accoglie, ascolta e condivide.
Perché tutto questo avvenga, la Route scopre il velo su un grande bisogno, per i giovani e per la Chiesa: la presenza di pastori e laici, consacrati e consacrate, uomini e donne, che siano disponibili e qualificati per ascoltare e accompagnare i ragazzi, non solo nei grandi eventi, ma nella pastorale ordinaria. Anche se non sempre lo dichiarano esplicitamente, i giovani cercano accompagnatori che offrano una buona qualità relazionale: educatori e adulti normali che vivono una vita normale, sereni, autentici e disposti ad accompagnare senza la presunzione di risolvere i loro problemi o di inculcare le proprie idee. Hanno il bisogno di essere rispettati nella loro libertà e anche di essere accompagnati senza sentirsi giudicati. In questi anni l’ascolto dei giovani è stato molto importante: ci ha aiutato a cogliere sensibilità nuove, a porci domande inedite, a cercare di porre le condizioni per un annuncio del Vangelo che raggiunga veramente il cuore e a progettare il cammino pastorale annuale.
Accanto all’ascolto, la Route è luogo di realizzazione di un’altra istanza emersa durante il Sinodo dei giovani del 2018: quella di una pastorale giovanile sinodale, dove i giovani sono attori, corresponsabili, protagonisti nella progettazione e nell’evangelizzazione. La Route è pensata a tutti gli effetti dai giovani per altri giovani, da ragazzi che mettono a disposizione fede, tempo, competenze e carismi. Nascono così l’idea di una catechesi iniziale seguita da tappe di riflessione durante il cammino, la scelta dell’itinerario e del tema: “Aspirate alla santità ovunque siate”. Stare su questo tema con i giovani ci ha permesso di intercettare la santità con fiducia e speranza. I limiti e la fragilità sono vissuti dai giovani con disagio, infelici di non riuscire a soddisfare i canoni severi ed esigenti del mondo che chiede loro prestazioni efficientissime e perfezione.
Spesso il rischio è che anche il rapporto con Dio venga vissuto in questi termini e che, invece di dare libertà, schiacci. Alla Route i ragazzi hanno potuto riconsiderare con maggiore serenità questo rapporto scoprendo che non si diventa santi per essere amati, ma si può diventare santi perché prima si è amati: Dio ti ama. Da qui parte la santità: non con l’intenzione di avere o dimostrare qualcosa a Dio, ma mossi dalla gratitudine del sentirsi amati. Tre parole hanno reso questa Route particolare: ascolto, corresponsabilità, santità. Tre parole che ci auguriamo diventino paradigmatiche per la nostra pastorale ordinaria.
Don Gianluca De Marco
Direttore dell’Ufficio diocesano di Pastorale giovanile
L’editoriale, all’interno delle pagine dedicate alla Route dei Giovani 2026, con altri articoli dalla Diocesi di Novara sul nostro settimanale in edicola e online da venerdì 12 giugno. Il settimanale si può leggere abbonandosi cliccando qui