Preti «ministri del mistero pasquale». Chiamati a vivere in mezzo alla gente – soprattutto i giovani – testimoniando la centralità del Risorto, fonte della fede; la vera pace, che guarisce le relazioni; la missione come invio da Cristo e non progetto personale; lo Spirito Santo come principio di nuova creazione ed educazione; e la riconciliazione come cuore del servizio.
È il ritratto del presbitero per la Chiesa del futuro che il vescovo Franco Giulio brambilla ha delineato nella sua omelia per le ordinazioni presbiterali che si sono tenute oggi, sabato 18 aprile, nella cattedrale di Novara.
La gioia della Chiesa di Novara
Una celebrazione che ha visto una grandissima partecipazione di fedeli arrivati a Novara da diverse zone della diocesi per festeggiare, insieme alle famiglie e alla comunità del Seminario San Gaudenzio l’ultimo passo per il sacerdozio di sei giovani, con un lungo applauso quando il vescovo ha abbracciato i candidati che ha testimoniato la gioia per queste sei vocazioni: «Veramente gioisce la Madre Chiesa, con il vescovo, i sacerdoti e tutto la turba dei credenti, perché il dono di Dio rallegra la faccia della nostra terra che si distende dal riso al Rosa», ha detto mons. Brambilla.
I sei nuovi sacerdoti
Ad essere ordinati prete sono stati don Luca Ariola e don Francesco David, della parrocchia di San Martino in Masera; don Marco Boccoli, della parrocchia di Madonna di Campagna in Verbania; don Alessandro Buffelli, del Sacro Cuore di Gesù in Novara; don Federico Lucchi, della comunità della Natività di Maria Vergine in Arona e don Michele Pastormerlo, di quella di San Bartolomeo in Borgomanero [Qui un breve profilo dei sei].
Commentando e rileggendo il brano del capitolo 20 del Vangelo di Giovanni, scelto dai candidati al sacerdozio, che racconta l’apparizione del Risorto agli apostoli, il vescovo ha indicato «cinque momenti che possono illuminare il vostro cammino come un bagliore che attraverserà tutta la vostra vita».
Il perno della vita cristiana
Anzitutto la presenza del Risorto. «Noi cerchiamo il primo posto – ha detto il vescovo -. Troppo spesso ci pensiamo come influencer di Dio, ma il Risorto non è lì, bisogna cercarlo da un’altra parte, non sta nel regno dei nostri progetti e delle nostre abilità, ma sta nella dedizione tenerissima per le ferite degli uomini e delle donne, nell’accogliere la sua vita che trasfigura dolori e amori, peccati e speranze, desideri e attese». E dunque, per mons. Brambilla, «questa è l’unica esperienza che non si può mettere in mostra, bisogna dirla con cautela, quasi con ritrosia, perché è il perno e la sorgente della nostra vita!».
La pace di Cristo
Poi il saluto di pace del Signore in mezzo ai discepoli: «… e disse: “Pace a voi!”». Il vescovo ha sottolineato la “qualità” di questa pace che il Signore annuncia, così diversa da quella degli uomini di ogni tempo e forse ancora di più di quelli del tempo che stiamo abitando. «La “sua” pace – ha detto – passa dalla trasformazione di tutte le forme mortifere che feriscono le relazioni con l’altro da sé; la “sua” pace lotta contro tutte le azioni che generano solitudine, marginalità, invidia, gelosia, aggressività; la “sua” pace” cambia il nostro sguardo, perché osserva come Gesù ha guarito l’umanità ferita». Mentre la “nostra” pace « è compromesso, è più preoccupata di cambiare il mondo cominciando dagli altri, che di cambiare noi stessi perché si irradi sull’umanità. La “nostra” pace immagina che per essere il più bello del reame basto da solo, percepisce la comunione e la comunità come fatica».
La missione sacerdotale
Ed ecco poi la riflessione sulla missiona che i futuri presbiteri sono chiamati a fare. Partendo dai pericoli e dai possibili errori di rotta che potranno compiere. «Nessuno vi nasconde – ha detto rivolgendosi ai sei – che il momento attuale sia un tempo periglioso per l’annuncio del vangelo: le formule tradizionali sembrano sbiadirsi e diventare inefficaci. Abbiamo sotto gli occhi i due possibili esiti: chi cerca di drogare il messaggio e le sue forme pratiche inventando cose stravaganti, attrattive, dirompenti, col pericolo di essere travolti dal bisogno di essere accettati dal mondo, ma alla fine il mondo li omologa e diventano come marionette con l’ansia di un like in più; chi invece si rifugia in modi consolidati, confondendo i segni con la cosa significata, pavoneggiandosi in corredi desueti e un gesti improbabili, con l’illusione di essere interessanti solo perché straniti e stranianti, alla fine non sarà solo sfasato sul tempo, ma fuori dal mondo».
Il motore della missione del sacerdote
Ma quale la strada da seguire allora? Quali passi da fare? Per comprenderlo il vescovo è andato al cuore della vocazione, il vero «motore» che muove il mandato missionario dei discepoli: lo Spirito Santo. « La risurrezione è la creazione nuova, che genera la libertà dei figli di Dio. È uno Spirito che crea e riconcilia. Sono i due aspetti più belli del vostro servizio sacerdotale».
Accanto ai giovani: educazione e riconciliazione
E rivolgendosi a giovani sacerdoti che saranno chiamati a dedicarsi in modo particolare ai ragazzi, ha spiegato che il primo aspetto «è quello educativo, che deve essere vissuto come una nuova creazione. I nostri Oratori, i gruppi giovanili sono percepiti più come luoghi di socializzazione, che come spazi di crescita verso la figura adulta della vita e della fede».
Mentre il secondo aspetto – la riconciliazione – mostra il volto della «Chiesa che nasce dalla Pasqua». «Per noi e per voi da oggi in avanti, questa chiesa e questa società avranno il volto dei ragazzi che vi saranno affidati. Amateli con il loro volto e la loro storia. Ricordate che la prima legge dei grandi educatori è stata la presenza. State in mezzo a loro per farli camminare verso il loro futuro, affascinateli con le vostre parole e le vostre proposte, perché alla fine sappiano scegliere il Signore e la loro vocazione. Comprendete i loro errori, ma non giustificate le loro pigrizie, sosteneteli nella fatica, incoraggiateli nella salita, godete con loro dei piccoli traguardi, perché il Signore vi doni di gioire quando avranno raggiunto la loro meta».
«Il potere lasciato agli apostoli non è simmetrico, ma è uno solo: riconciliare il mondo in Cristo. Questa sarà anche la croce del vostro ministero: stare vicino alle persone, soprattutto agli adolescenti e ai giovani feriti, per ricostruire il loro tessuto personale, familiare, professionale, spesso incerto e disorientato. La Chiesa che nasce dalla Pasqua è una Chiesa della riconciliazione. Per noi, però, e per voi da oggi in avanti, questa chiesa e questa società avranno il volto dei ragazzi che vi saranno affidati».
«Amateli con il loro volto e la loro storia. Ricordate che la prima legge dei grandi educatori è stata la presenza. State in mezzo a loro per farli camminare verso il loro futuro, affascinateli con le vostre parole e le vostre proposte, perché alla fine sappiano scegliere il Signore e la loro vocazione. Comprendete i loro errori, ma non giustificate le loro pigrizie, sosteneteli nella fatica, incoraggiateli nella salita, godete con loro dei piccoli traguardi, perché il Signore vi doni di gioire quando avranno raggiunto la loro meta».
Nel settimanale in edicola venerdì 17 aprile, le pagine dedicate alle Ordinazioni presbiterali 2026 nella Diocesi di Novara, con le testimonianze vocazionali degli ordinandi, una meditazione delle monache del Monastero di Ghiffa e la riflessione di don Marco Barontini, rettore del Seminario San Gaudenzio.
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