Condividi su

Chi parla di tradimento e chi, meno drastico, di delusione cocente. Una cosa è certa: a cuocere a fuoco lento, questa volta, non è il riso, ma sono i risicoltori. Perché di “riso amaro” si parla e si tratta. Sotto accusa l’ultima decisione presa a Bruxelles: si ripercuote sulle 3.500 aziende italiane che proprio in questi giorni stanno concludendo le semine nel Novarese, Vercellese e Pavese.
Questa la storia. Di fronte un mercato e prospettive poco incoraggianti, insidiati dalla concorrenza sfrenata di Paesi stranieri, in prima linea quelli del Sudest asiatico (Cambogia e Myanmar) che esportano cereale a dazio zero verso l’Unione Europea. Un “benefit” concesso dall’UE anni fa per favorire Paesi in via di sviluppo o sottosviluppati che dovrebbe avere come contropartita la possibilità di esportare verso quei Paesi settori strategici europei, come macchinari e farmaceutici.

Nel settimanale in edicola venerdì 8 maggio, il servizio integrale (qui sopra un’anticipazione), con le notizie da tutto il territorio della Diocesi di Novara.  Il settimanale si può leggere abbonandosi cliccando qui.

Condividi su

I commenti sono chiusi.

Leggi anche

riso
In Primo Piano

Bruxelles azzera per legge il valore della risicoltura del Novarese

Gianfranco Quaglia

Arona
In Primo Piano

Vco e Novara: il turismo è in crescita ma serve fare sistema

Redazione