Chi parla di tradimento e chi, meno drastico, di delusione cocente. Una cosa è certa: a cuocere a fuoco lento, questa volta, non è il riso, ma sono i risicoltori. Perché di “riso amaro” si parla e si tratta. Sotto accusa l’ultima decisione presa a Bruxelles: si ripercuote sulle 3.500 aziende italiane che proprio in questi giorni stanno concludendo le semine nel Novarese, Vercellese e Pavese.
Questa la storia. Di fronte un mercato e prospettive poco incoraggianti, insidiati dalla concorrenza sfrenata di Paesi stranieri, in prima linea quelli del Sudest asiatico (Cambogia e Myanmar) che esportano cereale a dazio zero verso l’Unione Europea. Un “benefit” concesso dall’UE anni fa per favorire Paesi in via di sviluppo o sottosviluppati che dovrebbe avere come contropartita la possibilità di esportare verso quei Paesi settori strategici europei, come macchinari e farmaceutici.
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