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La notizia è quasi passata sottotraccia, annacquata nell’oceano della crisi energetica, dei costi e della situazione geopolitica globale: dai primi di maggio la Sarpom (Società a responsabilità limitata Raffineria Padana Olii Minerali) di San Martino di Trecate non è più italiana.

Uno dei capisaldi della trasformazione degli idrocarburi, storico presidio del Novarese, è diventato di proprietà per il 99,82 per cento di Socar (State Oil Company of Azerbaijan Republic). Leggi: Azerbaigian.

L’operazione, iniziata lo scorso anno, si è conclusa con il “closing” firmato attraverso la vendita di Italiana Petroli (IP), gruppo Api che fa capo alla famiglia Brachetti Peretti.

Le trattative con il colosso azero comprendono un ampio pacchetto: oltre alla Sarpom, Socar acquisisce anche la raffineria di Falconara Marittima e oltre 4.500 stazioni di servizio IP.

Un progetto strategico per l’Azerbaigian, che con questo passo si posiziona nello scacchiere energetico europeo, in un momento di grave difficoltà per tutti gli Stati dell’Unione europea.

Con il governo di Baku i rapporti sono avviati da tempo e la recente visita della premier Meloni in Azerbaigian, allo scopo di definire stretti legami di partnership industriale soprattutto nel campo energetico, conferma il canale diretto e privilegiato.

Negli ambienti vicini a Sarpom e anche ai vertici della raffineria, così come sul fronte politico, il progetto di acquisizione era noto. Ma non era mai trapelato più di tanto.

Nel settembre 2025 la proprietà di Italiana Petroli aveva firmato un accordo vincolante per la cessione. I senatori Gaetano Nastri ed Elena Leonardi (FdI) avevano presentato un’interrogazione al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e al ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin.

In particolare, chiedevano di sapere se fossero a conoscenza dell’operazione e quali prospettive occupazionali fossero previste per i 1.600 dipendenti dell’intero gruppo e gli oltre 16.000 lavoratori dell’indotto.

Ma nel testo dell’interrogazione si palesavano dubbi anche sotto il profilo politico e strategico, in un momento particolare stante il conflitto russo-ucraino in corso: «Esiste la possibilità che la compagnia petrolifera statale dell’Azerbaigian esporti gas proveniente dalla Russia, anche attraverso la collaborazione di Gazprom e Lukoil».

Inoltre i due senatori chiedevano di verificare «se esistano preoccupazioni in relazione al possibile coinvolgimento di Socar nell’esportazione di petrolio russo».

Tutta l’operazione è stata assistita da UniCredit, advisor della famiglia Brachetti Peretti, e da Intesa Sanpaolo IMI CIB per Socar, che avrebbe versato una cifra attorno ai 3 miliardi di euro.

Gianfranco Quaglia

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