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«A chi è più adulto il malessere giovanile domanda: ‘Che mondo stiamo lasciando?’. Un mondo purtroppo storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra».

Sono parole di Papa Leone, all’Università “Sapienza” di Roma, lo scorso 14 maggio. È stato un discorso molto profondo, che ha toccato molti punti in modo appassionato: il mondo dei giovani, le loro speranze e fatiche, quello dei docenti e, come sta facendo in ogni occasione, il tema della pace, del disarmo e dell’educazione alla pace.

«Insegnare è una forma di carità quanto deve esserlo soccorrere un migrante in mare, un povero per la strada, una coscienza disperata. Si tratta di amare sempre e comunque la vita umana».

E così, insieme alla pace, ha ricordato la tragedia di tanti migranti morti in mare. Un argomento tabù, di cui non si parla più. Ma ricordiamo che Papa Leone sarà a Lampedusa il 4 luglio, sulle orme di Francesco.

I temi dei migranti e della guerra spesso vengono definiti ‘temi divisivi’, per cui meglio non parlarne, anche all’interno delle comunità cristiane. Qualcuno voleva ridurre Papa Leone, e ci prova ancora, al suo abbigliamento, ai mocassini, al fatto che indossi la mozzetta rossa, tralasciando molto spesso i contenuti dei suoi messaggi.

In questo senso il discorso alla Sapienza è davvero molto interessante, poiché offre molti stimoli e ribadisce con fermezza la scelta di una pace disarmata e disarmante.

«In particolare — continua il Papa alla Sapienza — il dramma del Novecento non va dimenticato. Il grido ‘mai più la guerra!’ dei miei Predecessori, così consonante al ripudio della guerra sancito nella Costituzione Italiana, ci sprona a un’alleanza spirituale con il senso di giustizia che abita il cuore dei giovani, con la loro vocazione a non chiudersi tra ideologie e confini nazionali. Ad esempio, nell’ultimo anno la crescita della spesa militare nel mondo, e in particolare in Europa, è stata enorme: non si chiami ‘difesa’ un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune».

Inoltre il Papa richiama anche l’attenzione all’Intelligenza artificiale. Ne parlerà nell’Enciclica «Magnifica humanitas», la sua prima Enciclica, sul tema della custodia della persona umana nel tempo dell’Intelligenza artificiale, che sarà pubblicata il 25 maggio.

Ma i richiami alla pace e al disarmo sono costanti in ogni intervento di Papa Leone. Hanno fatto arrabbiare Trump, ma rischiano di essere accolti dal resto del mondo e delle comunità con abitudine o indifferenza: «Vabbè, il Papa fa il Papa, è il suo mestiere parlare di pace, poi però noi dobbiamo essere realistici…».

Il Corriere della Sera — con due editoriali di Ernesto Galli della Loggia e Angelo Panebianco, pubblicati il 4 e l’11 maggio scorsi — attacca duramente il popolo della pace e anche l’ala pacifista dei cattolici. La guerra e le armi muovono grandissimi interessi. E come si usava dire una volta, si lega l’asino dove vuole il padrone.

Ecco perché la voce di Papa Leone è molto importante, anche se stonata in un coro che inneggia alla guerra. Lo aveva già scritto nel suo messaggio per la giornata Mondiale della pace, 1°gennaio 2026: «Nel rapporto fra cittadini e governanti si arriva a considerare una colpa il fatto che non ci si prepari abbastanza alla guerra, a reagire agli attacchi, a rispondere alle violenze. Molto al di là del principio di legittima difesa…».

Infine è da sottolineare il fatto che sia il Papa a richiamare i principi della Costituzione, il ripudio della guerra, come aveva fatto già in passato anche Papa Francesco il 27 febbraio ’22 e nell’Angelus del 3 novembre 2024. Un richiamo forte per tutti, soprattutto per chi la Costituzione la dovrebbe non solo ricordare, ma applicare.

Don Renato Sacco
Consigliere Nazionale
di Pax Christi

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