Un momento per ascoltare e approfondire esperienze missionarie e di cooperazione internazionale e per vivere semplicemente una serata di condivisione. Si è tenuto lo scorso venerdì 6 giugno a Graglia Piana (frazione di Brovello Carpugnino). L’incontro è stato organizzato dall’associazione “Insieme si può…”, per raccogliere fondi per i giovani che hanno concluso il progetto di formazione della diocesi di Novara “R-Estate in missione” e ha visto la partecipazione di numerosi sostenitori. Diversi gli interventi della serata.
Il medico Flavio Bobbio accompagnato dalla moglie Ilaria Montani, infermiera, (rientrato dall’Etiopia ma già in partenza nei prossimi giorni) ha raccontato l’esperienza in missione con CUAMM (Medici con l’Africa) che lo ha portato nei posti più disperati come Sud Sudan, Tanzania, Mozambico. è da oltre un anno direttore sanitario dell’ospedale S. Luca a Wolisso. Da 35 anni trascorre in Africa parte della sua vita con qualche intervallo in Italia, sostenuto dalla moglie e dalle sue figlie che hanno condiviso questa scelta non sempre facile, pericolosa e che lo ha portato a rimanere lontano dalla famiglia anche per anni. Si occupa di malati di Aids, tubercolosi, malaria e molte altre patologie, ma c’è il rischio, con la chiusura degli aiuti americani, che i programmi di supporto, al momento garantiti, possano incepparsi con conseguenze disastrose per i malati che vedrebbero bloccate le terapie essenziali.
Poi l’intervento di don Fabrizio Scopa, missionario fidei donum in Ciad rientrato da pochi giorni per un breve periodo di ferie. Don Fabrizio è partito otto anni fa per la missione di Bissi Mafou. Condivide l’esperienza con i novaresi don Nur El Din Nassar ed Elisa Perrini.
Infine particolarmente gradita la degustazione del vino piemontese Ruza legato al progetto Boundless Smile (sorriso senza confini) in Bosnia. Massimiliano Cerutti ha spiegato l’importanza del lavoro dei volontari che ad oggi operano ancora in Bosnia perché le conseguenze della guerra degli anni ‘90 e il fenomeno migratorio della rotta balcanica continuano a procurare sofferenze soprattutto nelle persone più fragili (disabili, malati, malati psichici, campi profughi). Tutto il ricavato dalla vendita delle bottiglie serve a sostenere il progetto in Bosnia.
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