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A Spiazzi di Gromo, in provincia di Bergamo, oltre 200 tra adolescenti, giovani, educatori e sacerdoti della Diocesi di Novara hanno vissuto l’esperienza dei Campi scuola vocazionali, promossi dall’Ufficio per la pastorale giovanile.

Nella prima settimana, dal 5 al 12 luglio, sono stati protagonisti circa 140 ragazzi delle scuole medie; nella seconda (dal 12 al 19 luglio), invece, 80 giovani del biennio delle superiori. A guidarli, un’équipe composta da una ventina di animatori, educatori e sacerdoti degli oratori. Il vescovo Franco Giulio Brambilla ha incontrato i più grandi e condiviso con loro alcuni momenti del campo mercoledì 16 luglio. «Un cammino intenso e condiviso, che ha fatto di questi giorni molto più di una vacanza: un’esperienza formativa e spirituale» spiega don Gianluca De Marco, responsabile della pastorale giovanile e vocazionale diocesana.

Campi vocazionali, prima di tutto. «Perché in un tempo in cui tutto sembra accelerare e confondere, questi giorni diventano per molti ragazzi uno spazio raro di ascolto, silenzio, preghiera e condivisione, con un obiettivo preciso: mettersi in ricerca. Di sé stessi, della propria vocazione, del modo unico con cui ciascuno è chiamato a vivere l’amore nella concretezza della vita quotidiana. Il campo è una sorta di pellegrinaggio – aggiunge don De Marco –. Si parte con il desiderio di tornare a casa cambiati interiormente. Non si cammina a caso, ma verso una meta, verso Gesù, per “credere, sperare, amare”. È l’occasione per guardarsi dentro e chiedersi quale senso dare alla propria vita: per Gesù questo senso è il dono di sé».

Il tema scelto per questa estate, nell’Anno Santo, è “Con tutto me stesso. 5 sensi per seguire Gesù”. Ogni giorno, uno dei cinque sensi ha fatto da sfondo alle proposte di riflessione, ai momenti di preghiera, ai giochi e alle attività. «Vedere come Gesù, ascoltare come Lui, toccare con la Sua tenerezza, gustare il bene, sentire il profumo della vita», racconta Francesca Zanetta, educatrice dell’équipe che ha accompagnato i ragazzi del biennio. «Attraverso i sensi, i ragazzi hanno compreso che il corpo non è un ostacolo alla fede, ma un dono da abitare per costruire relazioni vere, libere, autentiche. È attraverso la nostra umanità che possiamo seguire il Vangelo».

La particolarità dei campi diocesani è anche l’organizzazione condivisa di ogni aspetto del campo. Comunità diverse si mettono in rete per offrire ai ragazzi una proposta progettata insieme, ciascuno mettendo a disposizione le proprie risorse. «C’è chi ha pensato ai giochi, chi si è preoccupato dei materiali, chi ancora ha immaginato le preghiere da proporre ai ragazzi. È stata un’esperienza ecclesiale diocesana – conclude l’educatrice -, per gli animatori che si sono ritrovati con altri giovani che come loro si mettono a servizio dei più piccoli in parrocchia, ma anche per i ragazzi, che hanno potuto fare nuove amicizie e respirare un’atmosfera di fraternità».

L’articolo, così come altri approfondimenti provenienti dalla Diocesi di Novara, sul nostro settimanale in edicola a partire da venerdì 18 luglio. Il settimanale si può leggere abbonandosi o acquistando il numero che interessa cliccando direttamente sopra a qui.

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