Negli ultimi dodici anni Novara ha perso quasi un terzo delle sue attività commerciali.
Secondo una recente indagine realizzata da Confcommercio in collaborazione con il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, la città si colloca all’11° posto nella classifica nazionale delle realtà più colpite dalla desertificazione commerciale. Dal 2012 al 2024, l’Italia ha visto sparire 118mila negozi al dettaglio e oltre 23mila attività di commercio ambulante. Un trend preoccupante che non è solo sintomo di una crisi economica, ma riflette un mutamento profondo nel tessuto urbano e sociale delle città.
A Novara, la flessione del 30% nelle attività al dettaglio è solo la punta dell’iceberg. Le cause sono molteplici. Da un lato, la crescita dell’e-commerce, che nel 2024 ha superato i 58,8 miliardi di euro di fatturato in Italia, ha progressivamente eroso la clientela dei negozi fisici. Dall’altro, pesa l’aumento dei canoni di locazione dei locali commerciali, che rende insostenibile l’avvio o il mantenimento di piccole attività. A questo si aggiunge una presenza capillare di grande distribuzione: sono 60 i supermercati attualmente presenti nel territorio novarese, con un’offerta spesso più competitiva rispetto ai negozi di vicinato.
Il Comune ha cercato di intervenire simbolicamente, posizionando vetrofanie decorative per mascherare le vetrine vuote dei negozi sfitti. Un’iniziativa che però ha fatto discutere: in molti la giudicano una soluzione di facciata, chiedendo invece politiche più strutturate e incentivi concreti per il commercio di prossimità. Anche il settore degli ambulanti è in difficoltà. Il mercato coperto di Novara è in costante contrazione, e nei mercati rionali restano spesso solo pochi banchi essenziali, a testimoniare un declino che sembra inarrestabile.
Al contrario, ci sono comparti che resistono e, in alcuni casi, crescono. È il caso della ristorazione – in particolare delle catene – dei barbieri (con un aumento significativo di attività da uomo gestite da imprenditori stranieri), e delle attività legate al benessere e al fitness: negli ultimi anni sono nati ben quattro centri fitness low cost aperti 24 ore su 24. I settori più colpiti restano l’abbigliamento, le calzature, le mercerie, le edicole e i piccoli negozi di quartiere, spesso impossibilitati a reggere la concorrenza dei colossi online o dei centri commerciali. Alcuni quartieri cittadini stanno vivendo una vera e propria desertificazione, non solo commerciale ma anche di servizi.
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