«Da una parte c’è il sostegno quotidiano delle nostre Caritas, che vivono situazioni di disagio e portano avanti attività ordinarie che facciamo da sempre. Dall’altra il tentativo di affrontare il bisogno dei singoli ma anche della società che li genera». È questo, per don Giorgio Borroni, direttore della Caritas diocesana, il quadro alla base dei progetti Otto per Mille presentati ieri nel contesto del convegno di Borgomanero. Un milione e 34mila euro, somma che «fa fronte in gran parte – ci dice don Giorgio – alle due principali problematiche: reddito insufficiente e casa».
Il disagio di chi non ha il necessario per vivere è un problema storico, ma che si è evoluto, «generando – dice il direttore Caritas – i cosiddetti working poors: famiglie monoreddito, spesso con minori, che pur avendo un’occupazione non riescono a rispondere a tutte le esigenze a causa del costo della vita e dell’inflazione e sono costrette a ricorrere alla richiesta di pacchi alimentari e abiti. Si rivolgono ai nostri Centri di ascolto anche persone che un reddito ce l’avrebbero, ma sono in situazioni economiche complesse per le dipendenze, non solo da alcol e droghe, ma anche da ludopatia e altre forme che intaccano la serenità delle famiglie».
La mancanza della casa nasce specialmente dai prezzi degli affitti: «Accade nel VCO, ad esempio – dice ancora don Giorgio –: dove il lavoro legato al turismo genera reddito, ma quello stesso turismo aumenta i prezzi delle abitazioni. Questo annulla il vantaggio di una disoccupazione bassa».
Nelle zone di montagna il bisogno è invece rappresentato da disagio sociale e difficoltà esistenziale. «È il caso dell’Ossola ma anche dell’alta Valsesia, dove abbiamo un contesto di forte invecchiamento e di solitudine. Qui – spiega il direttore Caritas – non servono assistenti sociali o aiuti materiali, ma una rete relazionale. Per questo abbiamo chiesto di attivare comunità di prossimità e di mappare queste situazioni».
Una fatica diversa riguarda infine i Centri di ascolto del Sud della diocesi, dove al centro c’è il lavoro. Non, paradossalmente, la sua mancanza, ma l’educazione ad esso. «Nel Novarese manca addirittura personale, ma persone disoccupate da anni non riescono a ricalibrarsi sull’impegno e sul metodo richiesto da un posto di lavoro; altre volte non hanno invece il contesto, anche familiare, giusto e restano ai margini».
Per quanto riguarda gli stranieri, altra grande tematica affrontata spesso dai Centri di ascolto, la difficoltà deriva essenzialmente dalla loro integrazione sociale. «Dove ci sono presenze consistenti, gli stranieri tendono a restare tra di loro e questo li mette ai margini. Cerchiamo di tirarli fuori dalle loro comunità».
Ma qual è la grande sfida che si prospetta sulla strada dell’azione di carità e di supporto al bisogno? «Vedo due aspetti da considerare – dice don Giorgio –. Il primo è la formazione e il rinnovo dei nostri volontari, necessità che derivano dall’invecchiamento di chi supporta con l’impegno quotidiano, generoso e disinteressato, tutte le iniziative che mettiamo in campo. Abbiamo necessità di trovare forze nuove educando i giovani alla carità. Oggi chi sta nella fascia di età post-adolescenziale e della maturità fornisce una mano, ma solo in situazioni particolari. Un rinnovo darebbe modo ai giovani, che per questioni generazionali e culturali sono anche in grado di interpretare meglio la società e di capire come affrontare particolari situazioni, di aumentare l’efficacia della nostra azione».
Il secondo grande capitolo è educativo e riguarda l’intera comunità ecclesiale. «Caritas parla ai poveri – chiude don Giorgio – ma anche alle comunità cristiane e all’intera società, che sta diventando sempre meno tollerante verso chi è in difficoltà. Individualismo ed egoismo generano un clima di tensione che aumenta la soglia dell’intolleranza e fa crescere l’aggressività di chi si sente escluso ed emarginato. Rispetto, accoglienza e amore sono la base della comunità cristiana. Dobbiamo trasferire questo DNA alla società nella sua interezza, rappresentando nel contempo un presidio di ascolto e apertura al prossimo».
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