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Il Teatro Coccia di Novara ha svelato il suo ambizioso piano di valorizzazione per il 2026, ma il punto centrale della presentazione durante la Commissione non è stato tanto il ricco cartellone, quanto la delicata situazione dei fondi regionali.
«Abbiamo chiesto un incontro urgente con il presidente Alberto Cirio e l’assessore Marina Chiarelli perché il meccanismo attuale non è più sostenibile» ha esordito il presidente della Fondazione Teatro Coccia Fabio Ravanelli.
Il saldo regionale 2024, 240 mila euro è arrivato soltanto pochi giorni fa, con un ritardo di un anno. «Questo crea uno scompenso che non possiamo più permetterci di ignorare. L’assessore ci è stata vicino ma il sistema va profondamente modificato. Noi facciamo spettacoli di qualità, ma a livello di cassa siamo costantemente in affanno» ha ribadito.
Nonostante le difficoltà amministrative, il presidente ha illustrato un programma 2026 definito «variegato e ambizioso, con spettacoli che non hanno nulla da invidiare ai teatri più blasonati d’Italia».
La lirica resta il cuore pulsante del Coccia: «Rossini, Verdi, Puccini è la tradizione che guida le scelte, ma con un’offerta capace di incontrare gusti molto diversi», ha spiegato Ravanelli. Accanto ai titoli principali, spazio anche a progetti sperimentali come il Signor Bruschino e una serie di micro-opere come La Bohème in una stanza.
Il programma include inoltre una stagione sinfonica «curata per un pubblico ampio, non solo per addetti ai lavori» e due grandi balletti: Lo Schiaccianoci e Romeo e Giulietta.

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