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«In questa giornata, in cui ricorre la festa della Madonna di Lourdes, portiamo nel cuore tutte quelle persone che, in quest’ospedale, come in tutte le altre strutture della diocesi, soffrono e non stanno bene».

Sono le parole con cui il vescovo Franco Giulio Brambilla, mercoledì 11 febbraio, ha aperto la messa per la Giornata mondiale del Malato, celebrata nella chiesa dell’ospedale Maggiore, quella dedicata a San Michele. A concelebrare con lui, don Tommaso Groppetti, parroco da ottobre della parrocchia ospedaliera.

«Oggi, con noi, operatori sanitari, volontari – ha aggiunto quest’ultimo – e tutti quei fedeli che vivono questa parrocchia. Un momento di attenzione e vicinanza a tutti i malati». Sui banchi i volontari dell’Associazione Volontari Ospedalieri, Avo, con la presidente e neo Novarese dell’Anno, Danila Finzi. E poi tanti fedeli e volontari di altre associazioni attive all’interno della struttura ospedaliera cittadina.

Dal vescovo l’appello a una preghiera in comunione con la grotta che, nel santuario francese, accoglie la Madonna di Lourdes. Una Giornata, un momento di riflessione, che spinge, nonostante le difficoltà che una malattia e la sofferenza possono determinare, a guardare alla speranza, pur nella malattia. Questa è l’esperienza che restituisce Lourdes.

Commentando poi il brano del Vangelo letto durante la messa, l’episodio delle Nozze di Cana, in cui Maria dice a Gesù “Non hanno più vino” e avviene quindi la trasformazione da acqua in vino: «Nel Vangelo la malattia e la solitudine sono tutte forme di sofferenza che fanno sentire come un’indigenza, come una mancanza. Ma questa mancanza va riconosciuta, perché solo così si può affrontare. Occorre curare, e al tempo stesso credere».

Spesso si ha a che fare anche con «le malattie dell’anima e queste, in una società sempre più individualista come la nostra, sono in crescita». E ancora: «la sofferenza si dice che è un’ora propizia, che è una sfida per l’anima. Spesso si pensa possa essere una sfida del corpo, soprattutto per quelle patologie difficili e dure, ma invece è una sfida dell’anima, dello spirito. Quante volte, negli anni scorsi, ho distinto tra “curare” e “aver cura”? Curare è curare la malattia, aver cura è occuparsi realmente della persona».

I doni più preziosi che si possono offrire a un malato «sono il tempo e la vicinanza». Così, rivolgendosi alla sua destra all’“esercito” positivo dei “camici azzurri” dell’Avo: «perdete tanto tempo coi malati, mi raccomando, è ciò che di più bello potrete dargli, accompagnandoli e stando con loro. La presenza e il tempo sono fondamentali. Sono sicuro che quando vi chiedono – tanto a voi quanto a chi è nella Corale di San Michele (che ha animato la messa, ndr) – cosa vi dà questo impegno, dite sempre che vi dà molto di più di quanto donate. E questa è la trasformazione dell’acqua in vino del Vangelo».

A precedere la messa, il rosario, sempre per la festa della Madonna di Lourdes.

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