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«Quando il Papa è partito è come se fosse partito un amico». Anna Pozzi, giornalista, caporedattrice di “Mondo e Missione” e scrittrice con trent’anni di Africa alle spalle, chiude così la sua riflessione sulla tappa algerina del viaggio di Papa Leone XIV.

Una frase che – pronunciata da una donna musulmana algerina alla partenza dell’aereo papale – dice tutto: l’impatto di una visita attesa, storica, la prima di un pontefice in Algeria, carica di simboli.

La giornalista è stata relatrice dell’incontro, promosso dal Centro missionario diocesano e ospitato in Vescovado, dal titolo “Dall’Africa al mondo. Il messaggio di pace e fraternità di Papa Leone”. A presentarla al pubblico, il direttore del Centro missionario, padre Massimo Casaro.

Pozzi — che ha girato oltre trentacinque paesi africani, che conosce l’Algeria palmo a palmo e che il giorno dell’elezione di Robert Prevost si trovava in un posto sperduto del Sud Sudan, senza corrente né wifi, accanto al vescovo di Bentiu, Christian Carlassare — ha condiviso con il pubblico novarese la sua lettura del primo anno di pontificato.

Non da vaticanista, ha tenuto a precisare, ma da testimone diretta di quei contesti. All’inizio, ammette, questo Papa non l’aveva convinta del tutto. «Non l’ho molto percepito, forse ero distratta. È entrato in modo gentile, leggero».

Il confronto con la fisicità e i gesti di Francesco faceva la differenza, influenzava. Ma poi Leone XIV ha scelto l’Africa come primo viaggio apostolico — e quella scelta ha cambiato tutto.

“Costretta” a leggere tutti i testi per commentarli, la giornalista ha scoperto un Papa più in linea con Francesco di quanto sembrasse: «Molte cose le ha dette in modo forte, alcune tematiche le ha affrontate con coraggio. È un Papa missionario».

Lo confermano anche le voci raccolte in Perù, ascoltate in un video trasmesso durante la serata: «Fraterno, caritatevole, uomo di azione, orazione e contemplazione. Con un’aura importante. Con tutti era uguale, ci reputava tutti suoi figli».

Due i temi forti emersi nel viaggio africano: pace e fraternità. Già sul sagrato di San Pietro, all’elezione, il saluto era stato “La pace sia con voi”.

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