Lo scorso 7 giugno il vescovo Franco Giulio Brambilla ha compiuto 50 anni di ordinazione sacerdotale.
Un anniversario ricordato in diocesi con semplicità: prima durante l’ultima Giornata di Fraternità sacerdotale, insieme a quelli di diversi preti diocesani, e poi nella domenica di Pentecoste, l’8 giugno, con una messa in cattedrale cui hanno partecipato anche i suoi familiari. A fare gli auguri al vescovo, il parroco delle parrocchie unite del Centro città di Novara mons. Renzo Cozzi, a nome della comunità dove si trova la cattedrale, del capitolo dei canonici e di tutta la Chiesa gaudenziana.
«Oggi ricorre una felice coincidenza di date – ha detto don Renzo -. Ieri era l’anniversario della sua ordinazione, oggi è quello della prima messa, che ha celebrato esattamente mezzo secolo fa. E poi anche allora la Chiesa viveva un Anno Santo come oggi. Infine, come non ricordare il Concilio di Nicea, che ha fissato il nostro Credo e al quale lei ha dedicato la sua ultima lettera pastorale: 1700 anni fa come oggi era in pieno svolgimento». Ad accompagnare gli auguri un segno: il dono – portato da due ragazze della parrocchia – di un mazzo di fiori «a ricordare – ha aggiunto il parroco – il dono dei fiori di Gaudenzio ad Ambrogio, segno di vicinanza della nostra Chiesa a quella di Milano».
Anche Papa Leone XIV, con un messaggio inviato tramite la Nunziatura in Italia, ha fatto arrivare i suoi auguri: «ci congratuliamo per la sua lunga attività pastorale – ha scritto il Papa -, esercitata con diligenza e animo attento, e per l’opera sollecita che ha svolto per la salvezza delle anime e il progresso della società, distinguendosi per la cura e la formazione del clero e del popolo di Dio, egli che ha saputo parlare a tutti del Signore Gesù».
Alla vigilia dell’anniversario, anche il Consiglio Episcopale Novarese ha fatto gli auguri al vescovo, a nome di tutto il presbiterio e della comunità diocesana: lo ringraziano – si legge nel messaggio – «per il tratto del suo ministero che ha vissuto e continua a vivere tra noi e per noi, condividendo l’impegno nell’edificazione di una Chiesa di pietre vive e tessendo un racconto del Signore Gesù che si intreccia con la Storia e le storie di ognuno, per rendere ragione della Speranza che è in noi».
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