Monsignor Filippo Ciampanelli era già venuto a Borgomanero per la festa di san Bartolomeo e ci è ritornato quest’anno come vescovo (ordinato da papa Francesco lo scorso 19 febbraio). Però coloro che lo conoscono continuano a chiamarlo “don”. Fra questi lo stesso don Piero Cerutti, che lo ha salutato con commozione all’inizio della Messa. Del resto, monsignor Filippo è stato allievo del seminario quando don Piero ne era rettore.
Il vescovo nativo di Novara, 47 anni, dal 2009 nella diplomazia vaticana, ha prestato servizio nelle Nunziature in Georgia, Armenia, Azerbaigian e Bielorussia e ora è sottosegretario del dicastero vaticano per le Chiese Orientali.
Ha presieduto la Messa della festa patronale presenti i componenti l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Sergio Bossi, accompagnata dalla corale e partecipata da molta gente. Hanno concelebrato sacerdoti nativi di Borgo o che hanno prestato servizio pastorale nella nostra città; padre Yuri cappellano dei fedeli Ucraini che celebrano la liturgia cattolica in rito orientale nella chiesa di San Giuseppe, le comunità religiose salesiana e rosminiana. In apertura il saluto del parroco don Piero Cerutti, che ha rimarcato la presenza di sacerdoti e di rappresentanti dell’amministrazione civica, in un intento di collaborazione diretta alla promozione della città.
Ai lati della navata erano stati esposti anche i quadri raffiguranti i 12 prevosti della collegiata, dal 1682 ad oggi. All’omelia, monsignor Ciampanelli si è soffermato sulla figura di san Bartolomeo, sottolineando due sue qualità: “animo, in senso di entusiasmo” e “sincerità”: «Bartolomeo aveva dei dubbi su Gesù, prima di conoscerlo: che mai potrà venire da Nazareth? Ma Filippo gli rispose: vieni e vedi. Lui scelse di andare a incontrare Gesù, dimostrando un animo disposto a ciò che attira rispetto a ciò che induce alla rinuncia. Di fronte ai dubbi, non lasciamoci scoraggiare».
Quando alla sincerità, «Bartolomeo è sempre stato integerrimo e lo stesso Gesù lo indicò come “un israelita in cui non c’è falsità”. È una sincerità a cui dobbiamo mirare impegnandoci come in una sorta di costante allenamento». Il giovane vescovo ha riferito anche delle Chiese di rito orientale: «Sono una ricchezza di fede e anche di arte, ma operanti in società dove sono minoranza e sovente perseguitate.
Lo sono in Terra Santa, in Siria, in Iraq, in Iran, in Ucraina. I cattolici sono spesso costretti a fuggire lasciando le loro terre con il pericolo che un patrimonio culturale e religioso vada perduto».
Al termine della Messa, il seminarista borgomanerese Michele Pastormerlo ha invitato la comunità ad accompagnarlo con la preghiera verso le prossime importanti tappe della sua vita: il diaconato sabato 20 settembre, il sacerdozio sabato 18 aprile 2026, la prima Messa nella collegiata di san Bartolomeo domenica 19 aprile.
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