Quante donne sono ricordate nei monumenti di Novara? E quali e quante artiste li hanno realizzati? Sono le domande al centro di “Monumenta Italia”, progetto nazionale di arte pubblica ideato da Irene Pittatore, curato da Lisa Parola e Tea Taramino, che – partito da Torino – arriva in città grazie alla collaborazione con nòva, da sempre attenta a queste iniziative, e la partnership del Comune.
Un’iniziativa che punta a promuovere una riflessione civica sul significato della monumentalità urbana e sulla scarsa visibilità delle donne nella memoria collettiva.
La risposta, a Novara come altrove, non è confortante. A Torino, da dove tutto è partito nel 2019, nessun monumento ritrae una donna, almeno sino al gennaio 2025, quando è stata inaugurata una statua in bronzo che ritrae Giulia Barolo abbracciata a una detenuta, a simboleggiare il suo impegno per i più deboli.
Il progetto coinvolge anche Savona, Bologna e Roma. Come ha ricordato la consigliera regionale Daniela Cameroni, i monumenti dedicati alle donne negli spazi pubblici cittadini sono solo due — la mondina in piazza della Stazione, del 1971, e la contadina sull’Allea del 1928 — ma nessuna delle due ha un nome: rappresentano categorie, non persone.
Il progetto vuole trasformare questa consapevolezza in partecipazione. In questi giorni sono apparsi in città 70 manifesti e un grande 6×3 in baluardo Lamarmora, con QR code che rimandano a un questionario online aperto a tutti, dove si chiede – tra l’altro – quali storie di donne e di altre figure dimenticate dai monumenti è urgente portare nello spazio pubblico …
Articolo completo e altri servizi provenienti dalla Diocesi di Novara si possono trovare sul nostro settimanale in edicola e online da venerdì 27 marzo. Il settimanale si può leggere abbonandosi cliccando qui.
Lascia un commento