Tre cittadini che si sono segnalati grazie ad atti di impegno stra-ordinari. Così sono stati introdotti, oggi pomeriggio, martedì 20 gennaio, in un Arengo del Broletto gremito, i tre Novaresi dell’Anno 2025 dalla presentatrice dell’appuntamento, Simona Arrigoni (foto Alessandro Visconti).
A ricevere il Sigillum Communitatis Novariae con grande emozione sono stati Danila Finzi, presidente dell’Associazione Volontari Ospedalieri di Novara, Anna Chiara Invernizzi, responsabile della delegazione di Novara della Fondazione Veronesi e padre Marco Costa, guardiano del Convento dei Frati di San Nazzaro alla Costa. Un premio attribuito in occasione della patronale di San Gaudenzio.
Novaresi che hanno un comune denominatore, l’impegno a favore dell’altro. “Come ogni anno – ha esordito il sindaco Alessandro Canelli – ci ritroviamo a premiare novaresi che si sono contraddistinti per la loro attività, collaborando con persone a loro vicine. Attraverso loro – ha aggiunto – vogliamo fare un’altra cosa. Vogliamo che la città parli di sé”. E ancora: “Non è un momento celebrativo fine a se stesso ma un messaggio collettivo. Per dire chi siamo e quale direzione vogliamo indicare per il futuro della nostra comunità”.
In un contesto in cui ci sono tantissime criticità “è importante vedere che ci sono persone che si impegnano. Tre persone unite, che stanno accanto a chi soffre nel corpo, nella solitudine, nella fragilità, sia economica sia socio sanitaria. Lo fanno – ha rimarcato il primo cittadino – senza clamore, senza ricercare facile visibilità o riconoscimenti”.
Una comunità cresce solo se cresce “il suo livello di umanità, se è in grado di tenere insieme il progresso con la cura, con le relazioni, se aiuta chi resta indietro. Questo lo si può fare con ascolto, presenza, sostegno e responsabilità verso gli altri”.
Tre storie diverse con un messaggio chiaro: “Il sociale non è una questione marginale . E’ parte integrante del futuro della città. Un futuro più vicino a chi è debole e fragile”.
Tutto questo può essere fatto senza ricercare la visibilità. “Con umiltà e dedizione. Grazie a loro, che continueranno questo loro servizio, questo è un messaggio si speranza. Per una città che cresce senza perdere la sua essenza più profonda. Agiscono in silenzio, ma sono fondamentali”.
La prima a ricevere il Sigillum è stata Finzi, presidente Avo dal 2016 al 2021 e poi dal marzo del 2024. “Una grande emozione quella che sto vivendo. Un grazie a tutti i camici azzurri – ha detto – Il nostro è un volontariato coraggioso, dove fondamentale è la reciprocità, l’empatia. Un volontariato che portiamo avanti in sinergia con l’ospedale e con il personale sanitario”.
Fiore all’occhiello di Avo il progetto che porta in corsia, dopo il corso di formazione, i ragazzi del biennio del corso di Medicina dell’Università del Piemonte Orientale. “Per noi è fondamentale la relazione con il paziente”.
Anna Chiara Invernizzi, che si è avvicinata al volontariato proprio tanti anni fa, era il 1994, in Avo, è premiata per il suo impegno con la Fondazione Veronesi, con l’Ail Novara Vco e come vicepresidente della Fondazione Comunità Novarese. “Un riconoscimento inatteso. Sono molto emozionata. Un premio nella città dove ho radici e affetti. Vedo due denominatori comuni tra i premiati di quest’anno: l’ascolto e la condivisione di valori. Lavorare insieme garantisce di amplificare i risultati che si ottengono. Un grazie anche ai giovani, che aiutano la Fondazione Veronesi nella raccolta fondi”. Un pensiero poi “a chi non c’è più e che sin da bambina han guidato le mie scelte”.
Fra Costa: “un riconoscimento alla nostra missione, alla nostra presenza, sul territorio. Siamo 10 confratelli che si occupano delle attività religiose e liturgiche, come anche dell’armadio del povero e della mensa. Il premio lo dedico a tutta la mia comunità”. Padre Costa ha poi ricordato chi, ogni giorno, si occupa di preparare i piatti per i poveri per la mensa, fra Raffaele e fra Luigi.
“Noi – ha concluso – siamo i frati del popolo. Forniamo calore a chi ha meno. A insegnarcelo il nostro solo Capo, che stava accanto a peccatori e pubblicani. Ora l’obiettivo è dare vita a un polo dell’aiuto sempre più ampio. Non siamo i più bravi, anzi, ma quanto facciamo ci serve per restare sempre più umani”.
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