Don Aldo Del Monte aveva 26 anni quando partì per il fronte russo come giovane sacerdote e cappellano militare. Da quell’esperienza, che lo segnò profondamente, nacquero il diario e le lettere oggi riproposti nella nuova edizione de “La croce sui girasoli”, ripubblicato lo scorso anno dalla casa editrice novarese Interlinea.
«Un messaggio di grande umanità e un monito ai ragazzi di oggi: la guerra è solo dolore», ha spiegato Mariella Enoc, manager della sanità, al convegno “Aldo Del Monte vent’anni dopo”, ospitato al Castello di Novara. La riedizione del volume è stata fortemente voluta dalla stessa Enoc, così da farlo conoscere nelle scuole. Un intento promosso con don Gianmario Lanfranchini, parroco di Omegna e docente, che ha coordinato il progetto con il liceo Gobetti.
La novità del volume, infatti, è l’inserimento delle lettere inedite che Del Monte (vescovo di Novara dal ’72 al ’90) inviò alla famiglia dal fronte, assenti nella prima edizione. Si tratta di testi semplici, in cui si parla di stivali, di vendemmia, della salute che migliora, ma capaci di restituire la quotidianità e la fragilità di un giovane immerso nell’orrore della guerra.
Le lettere sono state lette e analizzate dagli studenti di 3 classi del liceo di Omegna, la quarta e quinta A e la quinta B dell’anno scolastico 2024-2025, coinvolti in un percorso di approfondimento che ha permesso loro di valorizzare questo materiale e di trasformarlo in un’esperienza formativa.
«Hanno scoperto una persona di straordinaria umanità e spessore morale», ha sottolineato la preside Barbara Bienati.
Durante la serata Enoc ha ricordato come il testo «abbia un forte valore educativo. Giovani nati e cresciuti con la pace, con questo progetto, si sono confrontati con chi ha vissuto l’orrore della guerra e l’ha raccontato». Le lettere di Del Monte colpiscono per l’assenza di odio verso il nemico e per la costante speranza che la guerra finisca. Fu un medico, al suo rientro ferito dalla Russia, a consigliargli di scrivere per liberarsi dagli incubi: scrivere lo ha aiutato a staccare da quell’orrore.
Gli studenti hanno letto alcuni brani dell’epistolario, restituendo la voce di un giovane che si affida alla fede per superare la paura. «Abbiamo aderito per dare voce alla fragilità umana – hanno detto – trasformando lettere del passato in una lezione per il presente».
Monsignor Gianfranco Saba, ordinario militare per l’Italia, ha definito il diario «uno dei più intensi testi di guerra», sottolineando come Del Monte vivesse il suo ruolo di sacerdote anche in trincea: «La presenza del cappellano è profetica: spende la vita per amore».
Il generale Francesco Paolo Figliuolo è stato, su richiesta di Enoc, autore della prefazione: «Dalle pagine del diario – ha detto Figliuolo – emergono grandi valori e una profonda umanità. Entrare nelle atrocità della guerra e viverle insegna molto».
Il vescovo di Novara, Franco Giulio Brambilla, ha ricordato di aver conosciuto mons. Del Monte «nel 1988-1989 a Rimasco e di essere sempre stato interessato alla sua figura di uomo».
Ha poi ricordato il legame tra don Carlo Gnocchi e Del Monte, che ne scrisse la biografia per la causa di beatificazione. Per guarire dalle ferite interiori lasciate dalla guerra, Del Monte trascorse per anni periodi di ritiro nei monasteri europei. La scrittura fu per lui un percorso catartico, che lo portò anche a pubblicare “L’umanità di Dio”. Così scriveva: “La più grande missione del prete è portare i fratelli a toccare con mano l’umanità di Dio”.
La serata ha visto i saluti degli Alpini, l’accompagnamento musicale di Samuele Mattazzi del Conservatorio Verdi e la visita a una mostra curata dai gruppi Ana del territorio in collaborazione con il Museo Storico Aldo Rossini.
Pagina completa sul convegno su Del Monte, con le voci dei ragazzi, insieme ad altri approfondimenti dalla Diocesi di Novara si possono trovare sul nostro settimanale in edicola e online da venerdì 23 gennaio. Il settimanale si può leggere abbonandosi cliccando qui.
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