Cosa accade quando la giustizia non si ferma alla pena, ma cerca la relazione? È la domanda al cuore della giustizia riparativa, tema del ciclo di incontri dedicati al mondo del carcere promosso dalla Caritas diocesana tra novembre e dicembre. Gli appuntamenti sono proposti in occasione del Giubileo 2025 che la Diocesi di Novara dedica al mondo carcerario e dell’actio emblematica “Spazi di Speranza”. Un’azione annunciata dal vescovo a San Gaudenzio e realizzata dalla Caritas in accordo con le direttrici delle case circondariali di Novara e Verbania. Si tratta di una raccolta fondi per l’acquisto di materiali per migliorare il benessere dei detenuti.
«Ora che ci stiamo avvicinando alla consegna, che faremo a ridosso di Natale – spiega don Giorgio Borroni, direttore della Caritas – abbiamo pensato di sensibilizzare le nostre comunità su un tema ancora poco conosciuto, quello della giustizia riparativa. L’obiettivo è aprire una finestra su una giustizia che sa guardare alle persone, non solo alle colpe. Una giustizia che non cancella il male, ma prova a trasformarlo». Un argomento «delicato e che fa discutere, ma tema importante che occorre conoscere. Lo faremo con sei incontri, ciascuno con un format diverso. È una pratica di cui si parla ancora troppo poco o solo quando si registrano situazioni di sovraffollamento nelle carceri».
«Ci chiediamo – riprende don Borroni – se il carcere è ancora un ambiente riabilitativo. Ci accorgiamo come intorno ci sia molta rabbia, un astio diffuso. Abbiamo affidato l’organizzazione degli eventi a InConTra, Centro di Giustizia Riparativa di Bergamo, con cui abbiamo contatti da tempo».
A entrare nel dettaglio è Anna Cattaneo, presidente di InConTra, mediatrice e formatrice alla mediazione. Accompagnerà lei tutto il percorso e sarà tra i relatori dell’incontro del 20 a Borgomanero.
«L’intento è sensibilizzare su questo tema – commenta -. Il nostro Centro, nato in seno alla Caritas di Bergamo, lo fa da 20 anni». La giustizia riparativa «è un approccio che prova ad avvicinare vittime e autori di reato per ricomporre, almeno in parte, ciò che è andato in frantumi». Spostando l’attenzione dalla pena alle conseguenze del reato su chi l’ha subito e costruendo percorsi che vedono al centro le vittime e azioni di riparazione per i colpevoli. Una pratica «regolamentata – precisa Cattaneo – dalla Riforma Cartabia del 2022». Non si tratta «di perdono immediato – prosegue la presidente di InConTra – ma della possibilità per entrambi di riprendere in mano la propria vita e guardare avanti. Le persone cambiano». Cattaneo si sofferma poi su alcuni appuntamenti: il reading teatrale “Fine pena ora” del 16 dicembre a Verbania, tratto da un libro sulla corrispondenza epistolare di 26 anni tra un giudice e un uomo da lui condannato all’ergastolo.
«Il magistrato lo vede oltre il fascicolo. Non lo vede solo per il reato che ha commesso, ma ne scorge l’umanità, perché le persone – rileva Cattaneo – non sono solo il male che compiono. Non a caso il titolo della serata è “Umanizzare la pena”». Il cuore del percorso sarà il convegno diocesano Caritas del 20, “Lo scandalo della giustizia riparativa”, con la testimonianza di Franco Bonisoli, ex brigatista rosso, e Giovanni Ricci, figlio di una vittima della scorta di Aldo Moro ucciso in via Fani.
«Racconteremo il cammino che ha portato vittime e responsabili della lotta armata a incontrarsi e a guardarsi come persone, non più come nemici. Oggi i due sono persone che ci sono l’un per l’altro, che sorridono insieme».
Il primo faceva parte del commando che ha ucciso il padre del secondo.
«Obiettivo dell’intero ciclo – conclude Cattaneo – è immaginare comunità capaci di riparare, di farsi carico delle ferite e di generare speranza».
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