Sedici anni dopo, il nome di Tommaso entra ancora nelle classi. Non più solo come ferita, ma come invito: a parlarsi, a chiedere aiuto, a non chiudersi.
Martedì mattina, in Questura, a Novara, il questore Fabrizio Roberto La Vigna, il direttore generale dell’Asl Angelo Penna e il presidente del Rotary Val Ticino Luigi Falabrino hanno rinnovato il protocollo che tiene in vita il “Progetto per Tommaso”, nato nel 2010 dopo la morte del quattordicenne dello scientifico Antonelli.
I numeri dicono da soli la sua forza: oltre duemila peer educators formati, più di 29 mila studenti incontrati tra medie e superiori. «In Italia ci sono tanti Tommaso», ha detto il questore, ricordando quanti ragazzi la rete riesce a catturare. E l’obiettivo resta uno: che nessun ragazzo si senta solo. E possa difendersi dalle trappole dela rete.
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