«Io non voglio essere riconosciuto come l’assassino del Sacro Cuore, ma come Massimo». Sono le parole di uno dei detenuti, con nome e quartiere inventati per proteggerlo, che hanno chiuso il racconto del progetto “Circle di comunità”, presentato al Sacro Cuore, a Novara, dal Centro di giustizia riparativa.
Per sette mesi detenuti della casa circondariale e cittadini della parrocchia hanno fatto lo stesso percorso, tra laboratori, colloqui con i mediatori e incontri in cerchio. L’idea ora è allargare l’esperienza a tutta la città.
Poi le testimonianze. Giovanni Ricci, figlio di Domenico, autista di Aldo Moro ucciso in via Fani, ha raccontato il suo cammino dall’odio all’incontro con gli ex brigatisti Valerio Morucci, Adriana Faranda e Franco Bonisoli. Maria Luisa Iavarone, docente alla Parthenope di Napoli e mamma di Arturo, accoltellato da una baby gang nel 2017, ha spiegato la scelta di un percorso di giustizia riparativa con altri ragazzi autori di reati violenti.
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