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«Cari giovani, se sarete capaci di voler bene all’altro, di volere il bene dell’altro, di volere il bene con l’altro, allora non sarete soli mai e sarete capaci di creare in questi anni una cassa di risonanza dentro di voi in cui l’amicizia costruisce un’umanità felice». Un invito ad essere amici e testimoni di Gesù è quello che il vescovo Franco Giulio Brambilla ha fatto ai ragazzi, radunati in Cattedrale sabato 22 novembre per la 40° Giornata mondiale della Gioventù in diocesi.

Oltre mille giovani, dall’Ossola alla Bassa novarese, si sono ritrovati alla vigilia della solennità di Cristo Re per vivere una giornata sul tema “Soli, mai. Da amici a testimoni” ispirato al messaggio di papa Leone XIV per la 40° Gmg, “Anche voi date testimonianza, perché siete con me”.

Le parole del pontefice nel pomeriggio si sono intrecciate a quelle di San Pier Giorgio Frassati, prima con lo spettacolo “Verso l’alto”, e poi con gli stand preparati dai giovani di Borgomanero.

«Le parole di Frassati, interpretate da Matteo Cinzio Riva, hanno mostrato ai ragazzi il volto e i desideri di un santo che è anche un giovane, proprio come loro. Si sono sentiti chiamati “ad incamminarsi” in una scalata – spiega don Gianluca De Marco, direttore dell’Ufficio per la pastorale giovanile –. Hanno capito che l’invito di Frassati ad andare sempre “verso l’Alto” era rivolto proprio a loro». Attraverso gli stand i giovani hanno riflettuto su quanto fossero importanti le loro amicizie, si sono confrontati su qual è la “montagna” che si trovano a dover scalare e chi li sta aiutando in questo momento. Hanno condiviso il loro “grido” contro le ingiustizie, contro la violenza, le guerre, la mancanza di rispetto dei diritti degli uomini.

La riflessione del pomeriggio ha preparato alla Veglia di preghiera con il vescovo. Mettendo a fuoco l’espressione scelta per la giornata “Soli, mai”, il vescovo si è rivolto ai giovani, per parlare di amicizia. «”Soli, mai” esprime bene ciò che facciamo per tutta la vita, cercare in tutti i modi di non rimanere soli. È ciò che ci accomuna tutti e che ci fa riflettere: cosa significa essere amici?».

Per riuscire a non essere “Soli, mai”, il vescovo ha indicato le tre facce dell’amicizia: «Immaginate l’amicizia come una pietra preziosa – ha detto – con tre facce pronte a brillare».

La prima faccia, mostra l’amicizia come un “voler bene all’altro”. «È il momento passivo dell’amicizia, quello che i filosofi chiamano “affinità elettive”. È qualcosa che “accade”, non si sceglie».

La seconda faccia dell’amicizia, per il vescovo, fa compiere un passo in avanti: un passo verso l’altro. «Essere amico significa volere il bene dell’altro e rispettare la persona così com’è». L’ultima sfaccettatura dell’amicizia è quella più nascosta, verso la quale i giovani sono stati invitati ad andare, per riuscire a costruire “un’umanità felice” e diventare “testimoni”.

«Si tratta di “volere il bene con l’altro” – ha spiegato mons. Brambilla -. Si può costruire una relazione importante con qualcuno se perseguiamo il bene insieme. Ed è qui che si mette Gesù. L’incontro con Gesù è l’amicizia profonda, quella in cui, insieme, si cerca il bene, si costruisce, si sogna, generando altro bene». Solo scoprendo queste tre facce dell’amicizia, è possibile essere amici e testimoni. «Vi auguro, in questi anni della giovinezza, di buttarvi, di non fermarvi, di vivere quell’amicizia capace di restare per sempre nella vita, di volere bene all’altro, di volere il bene dell’altro, e di volere il bene con l’altro».

La pagina dedicata alla Gmg e altri servizi e approfondimenti dalla Diocesi di Novara si possono trovare sul nostro settimanale in edicola e online da venerdì 28 novembre. Il settimanale si può leggere abbonandosi o acquistando il numero che interessa cliccando qui.

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