Incontro. Ed insieme amicizia e condivisione: della preghiera, del servizio, della fatica e della fraternità. Sono queste le due parole che restituiscono in sintesi l’esperienza del pellegrinaggio diocesano a Lourdes di quest’anno, perché, ha detto il vicario generale della diocesi «non siamo venuti a Lourdes per vedere la Madonna, ma per incontrarla». Organizzato, come tradizione, dall’Oftal novarese ha visto la partecipazione di oltre 350 pellegrini.
«Ora che il nostro pellegrinaggio diocesano a Lourdes si è concluso, nel cuore porto gratitudine profonda – dice Patrizia Violetto, presidente diocesana dell’Oftal -. Voglio ringraziare con tutto il cuore i volontari: le nostre 62 dame e i 51 barellieri, i medici e le infermiere, i sacerdoti e quanti (anche dietro le quinte) hanno reso possibile ogni momento.
Hanno saputo trasformare la fatica in prossimità, l’organizzazione in accoglienza, l’imprevisto in occasione per amare». Poi Violetto ricorda i numerosi giovani volontari, «provenienti dall’Ossola, dal Novarese e da Omegna, e un piccolo gruppo di ragazzi troppo giovani per essere dame o barellieri, ma non troppo giovani per servire con il cuore. Il loro entusiasmo e la loro naturale capacità di mettersi a disposizione sono stati un dono per tutti. Hanno saputo sorridere, ascoltare, aiutare, senza mai tirarsi indietro. Ci hanno ricordato che la speranza ha sempre un volto giovane».
Tra i momenti più suggestivi, dice Violetto «alcune preghiere vissute con l’accompagnamento dei volontari che hanno indossato gli abiti in prestito dal Venerdì Santo di Romagnano: la loro presenza silenziosa ha reso ancora più profondo il clima spirituale del pellegrinaggio». E sono stati proprio i momenti di preghiera e di celebrazione a ritmare le giornate a Lourdes dei novaresi. A partire dalla messa di apertura. «Come per Bernadette, è l’incontro con Maria che può trasformare la vita», ha detto nell’omelia il vicario generale, che ha richiamato la grazia dell’anno giubilare vissuto nel santuario mariano: un cammino verso la sorgente della vita, Cristo, accompagnati da Maria, “Madre della speranza”.
Nel secondo momento forte del pellegrinaggio – la messa con l’unzione degli infermi – è risuonato il grido del cieco Bartimeo: «Gesù, abbi pietà di me!». Un’invocazione che appartiene a tutti, «perché siamo tutti un po’ ciechi e mendicanti», ha detto il vicario. La celebrazione ha accolto anche i nuovi volontari del servizio Oftal, tra dame, barellieri e giovani alla prima esperienza.
Infine, nella messa conclusiva, i pellegrini si sono raccolti per dare voce al grazie. «Se camminiamo con Maria, il cammino è più dolce – ha detto Cossalter –. A Lourdes, la vita si legge in modo diverso, perché la si guarda con i suoi occhi». In quella basilica affrescata di storia di salvezza, i pellegrini si sono riscoperti amici di Gesù, come Marta, Maria e Lazzaro, celebrati proprio in quel giorno.
«Anche Gesù ha avuto bisogno di amici – ha detto –. Ha pianto con loro, ha cercato conforto nella loro casa. In questi giorni anche noi abbiamo sperimentato l’amicizia come dono, e ci siamo scoperti tutti “amati dal Signore”».
Il pellegrinaggio si è chiuso con un gesto di riconoscenza: la memoria degli anniversari di coppie e consacrati. Un modo semplice e profondo per dire che la fedeltà è ancora possibile, se nasce dall’amore.
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