Un filo che unisce sull’acqua associazioni, cittadini, Comuni e altri enti accomunati dal desiderio di non restare in silenzio e di far sentire la propria voce di fronte alle guerre e alla corsa al riarmo che sta coinvolgendo il mondo intero. È quello del Battello di pace, promosso dagli Artigiani di pace, che solcherà le acque del lago Maggiore il prossimo 11 ottobre. A presentare l’iniziativa, nel corso di una conferenza stampa che si è svolta all’oratorio di Arona, sono stati don Renato Sacco, membro del consiglio nazionale di Pax Christi, don Benoit Lovati, vicario parrocchiale di Arona responsabile dell’oratorio, e Roberta Tredici, consigliere comunale di Impronta civica, impegnata nel mondo del volontariato e dell’associazionismo.
«Quello degli Artigiani di pace è un percorso nato più di un anno fa da un gruppetto di persone appartenenti a forze e sensibilità diverse, ma accomunate dal desiderio di dare vita a percorsi di pace di fronte a quello che succede ogni giorno nel mondo intero – ha spiegato don Benoit –. Dopo un primo presidio in favore del disarmo, abbiamo avuto il desiderio di andare avanti in questa situazione sempre più drammatica, promuovendo un evento che abbracciasse tutto il nostro lago e mettesse insiem le forze che con pazienza e delicatezza realizzano qualcosa di prezioso».
Roberta Tredici ha spiegato che l’idea originale era quella di affittare un battello della Navigazione lago Maggiore, ma il progetto non si è potuto concretizzare perché, nonostante la disponibilità del direttore, l’ente ha comunicato che le sue normative impediscono di esporre bandiere o insegne di qualsiasi tipo: «Per noi era una condizione imprescindibile quella di poter esporre la bandiera della pace. Abbiamo individuato una soluzione alternativa con un battello privato».
«Ci sono due sacerdoti – ha spiegato don Renato Sacco – ma rappresentiamo una piccola minoranza accanto a numerose associazioni laiche, tutti uniti dall’obiettivo della pace, del no al riarmo europeo. Sul nostro territorio abbiamo gli F35 che costano 150 milioni di euro l’uno e sapete quante Tac, mammografie e scintigrafie si potrebbero fare? Il genocidio in corso a Gaza ha la nostra complicità: l’Italia sta vendendo armi a Israele, per quanto il governo dica il contrario. E come ha detto il vescovo di Genova, oggi fa più paura chi parla di pace che chi parla di guerra, è più colpevole chi trasporta cibo che non armi». Don Renato ha anche sottolineato che ci sono anche modalità concrete per non stare in silenzio, scrivendo alle banche implicate nella vendita di armi e boicottando i prodotti che provengono da Israele.
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