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Vergante Bona è un esploratore sui generis, nato dalla creatività del giovane regista Rodolfo Gusmeroli che ne è anche l’interprete. Vergante, con il suo incedere a tratti maldestro, in altri casi deciso ed imperioso, ci porta alla scoperta di storie e misteri della zona che abbraccia lago Maggiore e Orta. E lo fa, nonostante lui sia uomo di un tempo incerto, su YouTube, con una docuserie in 12 episodi diretta dal regista Andrea Lazzari e firmata da Chaawpi, brand della casa di produzione Waamoz. Ogni mercoledì alle 15 viene pubblicato un nuovo episodio sul canale Chaawpi. 

Ma l’esploratore, questa volta, smessi i panni del divulgatore online, racconta la storia dei pirati del lago Maggiore. Non esistono, infatti, solo i blasonati pirati dei Caraibi, ma anche nostrani mascalzoni, flagello delle acque del Maggiore. 

L’intervista a Vergante Bona

Vergante Bona, su YouTube c’è la quinta puntata della serie che porta il tuo nome. Di cosa tratta questa nuova avventura? 

Questo è un episodio sorprendente, più sorpreso di un bambino con le mani nella marmellata, ci siamo immersi nella storia dei pirati del lago Maggiore, i fratelli Mazzardi, cinque ceffi realmente esistiti che all’inizio del 1400 hanno dominato le acque tra Cannero e Cannobio, sulle sponde nord del lago. 

Pirati di lago suona davvero inusuale. Chi erano questi Mazzardi? 

Sembra incredibile un pirata d’acqua dolce, ma la loro storia è vera e amara, e il conto presentato ai verbanesi fu salato. I fratelli Mazzardi (Simonello, Petrolo, Beltramino, Giovanolo e Carmagnola) erano dei prepotenti di Ronco, che approfittando di un periodo di vuoto di potere, si sono imposti come signori incontrastati dell’Alto Verbano per circa 15 anni, saccheggiando, razziando e gestendo un vero e proprio dominio autocratico. 

Ma senza galeoni e mari aperti, come combattevano queste battaglie navali? 

È qui che la storia diventa affascinante: ovviamente non avevano galeoni, dotati di cannoni, ma piccole imbarcazioni da cui lanciavano ceste di serpenti velenosi da una barca all’altra durante gli scontri. È una delle scoperte più bizzarre che abbiamo fatto durante le riprese. Usavano anche pece infuocata, sfruttavano la nebbia del lago per gli arrembaggi. Era anche un periodo in cui non c’era la bandiera blu ma sicuramente c’erano le bandiere nere. 

E dove si trovava la loro base? 

Nei suggestivi Castelli di Cannero, in realtà situati nelle acque del comune di Cannobio. Un dettaglio che ha generato campanilismi accesi tra i due comuni. Entrambi, comprensibilmente, vogliono rivendicare il legame con questo affascinante pezzo di storia. 

La puntata tocca anche il lato leggendario della storia. 

Si dice che i Mazzardi, nei loro anni di dominio, abbiano accumulato un ricchissimo tesoro. Ma quando vennero sconfitti dai Visconti, con un esercito di ben 500 uomini contro cinque mascalzoni, quel tesoro non fu ritrovato. Da lì nascono leggende e ricerche tutt’oggi inconcluse. 

Quanto c’è di storico e quanto di mitico, in questa storia? 

Come sempre, la verità sta nel mezzo. La base storica c’è ed è solida, ma intorno ai fatti reali, confermati da cronache e documenti, si sono stratificati elementi epici e popolari che rendono la vicenda ancora più affascinante. 

Verità storiche e leggende si intrecciano spesso e altrettanto spesso si fondono, rendendo di fatto complicato sbrogliare certe matasse. Ma, talvolta, dietro una leggenda, si nasconde un fondo di verità. O, almeno così, ci piace credere.

Le notizie dall’Aronese, si possono leggere sul nostro settimanale in edicola a partire da venerdì 13 giugno, che si può leggere abbonandosi o acquistando il numero che interessa cliccando direttamente qui.

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