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Tra i protagonisti della Resistenza italiana, uno dei gruppi più complessi da affrontare è quello dei sacerdoti. Negli anni, il loro ruolo, anche nella nostra zona, è stato oggetto di letture spesso semplificate: o tutti schierati dalla parte dei partigiani o completamente estranei alla lotta. Tuttavia, la realtà è più complessa, con sacerdoti che hanno scelto di proteggere il loro gregge, agendo da mediatori, e altri che sono stati attivamente coinvolti nella lotta.

A partire da queste riflessioni, il convegno “Custodi o ribelli? Sacerdoti di montagna, preti partigiani e Resistenza: nuovi sguardi e interpretazioni”, in programma questo sabato alle 10 alla Casa della Resistenza di Fondotoce, si propone di aprire una finestra di approfondimento.

L’incontro si inserisce in un contesto che vuole esplorare, al di fuori degli stereotipi, il contributo dei sacerdoti nella Resistenza dell’Alto Novarese. «Affrontare questa tematica», dice Andrea Pozzetta, direttore della Casa della Resistenza, «vuol dire andare oltre gli approcci semplificati che hanno contrapposto sacerdoti “partigiani” a sacerdoti “antagonisti”, una visione che presenta i sacerdoti tutti con i partigiani o un clero completamente estraneo alla lotta. In realtà, i rapporti erano molto più sfumati».

Pozzetta evidenzia che, andando a fondo nelle storie dei sacerdoti, emerge una partecipazione meno lineare, fatta di adesioni e ritrosie, ma anche di figure che, «pur essendo parte integrante della Chiesa, si sono fatti protettori del loro gregge anche nei confronti della guerra partigiana. D’altro canto, ci sono sacerdoti che hanno scelto di entrare nella Resistenza con un impegno attivo e non sempre facile».
Il convegno si concentrerà in particolare su tre storie emblematiche: quella di don Sisto Bighiani, don Remigio Biancossi e don Antonio Vandoni. Proprio le storie di questi sacerdoti sono emblematiche perché, come spiega Pozzetta, analizzandole «è possibile comprendere come differenti scelte abbiano influito sulla loro vita e sulla comunità.

Con esse vogliamo offrire una visione il più possibile completa e articolata delle scelte e dei dilemmi che i sacerdoti hanno dovuto affrontare in quegli anni. Il nostro approccio non è quello di sottoporre delle verità assolute, ma di stimolare una riflessione critica, attraverso una lettura più complessa e meno scontata di quegli eventi».

Un importante contributo verrà da Alessandro Santagata, docente all’Università di Padova e autore di numerosi studi sui cattolici nella Resistenza italiana. Santagata discuterà del rapporto tra il clero e la Resistenza, svolgerà la presentazione e tirerà le conclusioni.

Tra i relatori ci sono studiosi locali come Enrico Pagano, direttore scientifico dell’Istituto storico della Resistenza di Varallo, e Paolo Crosa Lenz, che interverranno con approfondimenti storici su don Sisto Bighiani e don Remigio Biancossi. Angelo Vecchi parlerà invece di don Antonio Vandoni.

Il convegno fa seguito alla presentazione, avvenuta giovedì sera, del libro “Don Secondo Falciola. Storia di un diario” di Pietro Punginelli, che raccoglie il diario di don Falciola, in cui sono descritti fatti legati alla Resistenza nella zona del Verbano e Valgrande. Don Falciola è stato un altro prete della Resistenza, la cui posizione si distingue per le sue sfumature.

Non un protagonista diretto né un oppositore, ma un osservatore che ha dato il suo contributo in modo più discreto. Nonostante il suo diario sia prima di tutto una grande e puntuale testimonianza storica degli eventi di quegli anni, grazie alla quale è possibile verificare fatti e personaggi, è stato anche un mediatore che con la sua opera ha dato un contributo a ridurre le sofferenze della gente ossolana e del Verbano.

L’articolo integrale, assieme alle notizie dal territorio della Diocesi di Novara si può trovare sul nostro settimanale in edicola a partire da venerdì 11 luglio. Il settimanale si può leggere abbonandosi o acquistando il numero che interessa cliccando direttamente qui.

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