La scorsa settimana abbiamo dato notizia della sua elezione. Oggi incontriamo Stefano De Grandis, nuovo segretario generale della UIL di Novara e VCO, per approfondire la visione e le priorità del suo mandato. Laureato in Lettere, già RSU all’Ente Provincia di Novara, De Grandis è entrato nel sindacato nel 2012 ed è stato Segretario organizzativo della Camera sindacale. Succede a Roberto Vittorio, al quale rivolge un ringraziamento sentito per la professionalità e l’esempio umano lasciato in questi anni. “Assumo questo incarico con orgoglio e senso di responsabilità – spiega – in un momento storico carico di tensioni nel mondo del lavoro, tra rinnovi contrattuali bloccati e nuove povertà che coinvolgono anche i lavoratori”.
Perchè UIL non ha firmato il rinnovo dei contratti pubblici?
Perché sono contratti che non coprono neppure l’inflazione, soprattutto quello della Sanità pubblica. I lavoratori definiti eroi durante il Covid si ritrovano oggi con 50 euro in più in busta paga: è inaccettabile. E parliamo di un settore in cui la fuga verso il privato è sempre più frequente, spinta da stipendi migliori e da una gestione organizzativa spesso più sostenibile.
E negli enti locali?
La situazione non è diversa: concorsi deserti, personale sotto organico, carichi di lavoro crescenti. È necessario un piano di assunzioni e, in attesa di contratti più dignitosi, si può iniziare a ragionare su strumenti di welfare aziendale anche nel pubblico. Alcuni enti hanno già avviato sperimentazioni: l’asilo aziendale dell’ASL VCO, i buoni benzina dell’ASL di Novara.
Qual è lo stato di salute del lavoro nel privato?
Ci sono situazioni virtuose, ma anche molti problemi. Penso al mondo della logistica, a Novara: esistono aziende che rispettano i lavoratori, ma in molte altre dominano subappalti e cooperative che precarizzano e impoveriscono. È un settore da tenere sotto stretta osservazione.
E nel VCO?
La situazione è persino più critica. Il tessuto produttivo si sta restringendo: il settore casalingo è in crisi, la rubinetteria soffre, e ora anche la chiusura della Barry Callebaut a Verbania, che produceva cioccolato. Senza un’università sul territorio, molti giovani se ne vanno e non tornano. Oppure scelgono di lavorare in Svizzera, dove trovano stipendi più alti. C’è poi un problema di infrastrutture, il Vco è isolato anche rispetto a Novara.
In tutto questo, quale ruolo può giocare la UIL?
Un ruolo di presidio e di proposta, come già stiamo facendo. La UIL è oggi il primo sindacato all’Ospedale Maggiore, all’ASL di Novara e in aziende private strategiche come MEMC. Questo ci dà forza, ma anche grande responsabilità. Dobbiamo essere presenti e reattivi, anche in un contesto in rapida trasformazione.
Quali opportunità intravede per il territorio?
Sicuramente l’insediamento di Silicon Box, a Novara, è una delle occasioni più importanti degli ultimi anni: 1.600 posti di lavoro diretti e di un investimento da 3,2 miliardi. Ma perché sia davvero un volano di crescita serve rete: l’Università, la formazione, la contrattazione. Non possiamo permetterci che questo treno passi senza far salire i lavoratori locali.
E sul fronte della conciliazione tra vita e lavoro?
Il Covid ci ha lasciato un’eredità importante in termini di flessibilità e smart working, ma nel pubblico resiste ancora l’idea che il lavoro sia “vero” solo in presenza. Bisogna cambiare mentalità e lavorare anche su contrattazioni di secondo livello che migliorino il benessere lavorativo.
Un’ultima parola sui temi trasversali?
Non dobbiamo mai perdere di vista la sicurezza nei luoghi di lavoro, la tutela delle fasce più deboli, il contrasto ai “lavoratori fantasma” o alle zone grigie dell’economia. L’obiettivo deve essere uno solo: migliorare la vita delle persone, ogni giorno, con strumenti concreti.
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