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“Il ministro della Difesa ha dichiarato a La Stampa: “Servono più risorse alla Difesa. Il 2 per cento alla Nato è solo un inizio”. E l’Italia acquisterà a breve altri 25 Caccia F-35 (150 milioni di Euro cad.) oltre ai 90 già previsti. E li acquisterà dagli Stati Uniti, perché il progetto F-35 è della Lockheed Martin, realizzato a Cameri da Leonardo. Ma bisogna convincere l’opinione pubblica alla guerra. Alla utilità di spendere, per i Paesi UE, 800 miliardi in armi. E’ necessaria una forte propaganda”.

Sono parole che scrivevo su queste pagine, nei giorni di Pasqua, lo scorso 20 aprile. Ma sono ancora tragicamente di grande attualità oggi! Risuoneranno nelle tappe, nei 4 presidi previsti con il Battello di Pace, in programma sabato 11 ottobre.

‘Ad ogni tappa un presidio, ad ogni presidio il nostro impegno insieme per denunciare la guerra, il riarmo e l’economia armata, chiedere il cessate il fuoco per Gaza e per ogni luogo di guerra. Per chiedere giustizia e imparare a costruire Pace nelle scelte di ogni giorno’. Di fronte ad un crescendo di spese militari, di fronte a quanto succede a Gaza (anche chi non vuole usare la parola genocidio, non può chiudere gli occhi di fronte ad una tale carneficina programmata), di fronte ad una terza guerra mondiale sempre più evocata anche dai potenti, si muovono le persone dal basso, la società civile, chi non ha potere ma non vuole sentirsi impotente. Lo abbiamo visto con la Global Sumud Flotilla che accompagnamo come equipaggio di terra. Lo abbiamo visto in tante città italiane lo scorso 22 settembre con centinaia di migliaia di persone a manifestare per le strade. Scriveva Elia Carrai sull’Osservatore Romano (non proprio un bollettino anarco-insurrezionalista) lo scorso 23 settembre: “Al netto della chiara condanna dei gruppuscoli di violenti, ciò su cui vale la pena soffermarsi è, piuttosto, la grande massa di liceali e ragazzi, che si è riversata nelle strade per chiedere che cessi la carneficina di Gaza. … A farmi riflettere è come questi giovani, riversandosi pacificamente in piazze e strade, abbiano tentato di prendere sul serio un bisogno di giustizia e di pace che sentono proprio. Infatti, come scriveva Charles Péguy, «c’è qualcosa di peggio dell’avere un’anima addirittura perversa. È avere un’anima abituata».

Chi da mesi sta lavorando per realizzare questa esperienza del Battello di Pace sul Lago Maggiore ha scelto di non avere ‘un’anima abituata’, di non stare in silenzio. Perché il silenzio ci rende complici! Decine di associazioni, gruppi, Comuni di tutto il Lago Maggiore ma anche dell’entroterra, dal Borgomanerese all’Ossola, hanno scelto di vivere questo ‘Battello’ come un momento di condivisione, di speranza, di denuncia, di impegno. Trovarsi insieme, per molte riunioni anche in 30/40 persone molto diverse, che non si conoscevano è stata già un’esperienza di pace. Ascolto confronto, condivisione, disponibilità a rivedere le proprie idee e i propri programmi per realizzare un qualcosa che possa coinvolgere il più possibile tutti: credenti e non credenti, giovani e adulti. E non essere rassegnati a chi fa della guerra un progetto di vita, di interessi, di calcoli e di guadagni sulla pelle dei poveri cristi. E mentre nel palazzo dell’ONU abbiamo sentito in questi giorni parole inascoltabili, cariche di odio e guerra da parte di alcuni potenti del mondo, anche dalla nostra presidente del Consiglio, sono da ricordare invece le parole di Paolo VI all’ONU, 60 anni fa, il 4 ottobre 1965, festa di San Francesco: “Non gli uni contro gli altri, non più, non mai! A questo scopo principalmente è sorta l’Organizzazione delle Nazioni Unite; contro la guerra e per la pace ! … non più la guerra, non più la guerra! La pace, la pace deve guidare le sorti dei Popoli e dell’intera umanità!”

*Consigliere nazionale
di Pax Christi

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