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Il 1° di gennaio si celebra la Giornata Mondiale della Pace. Proponiamo qui un approfondimento di don Renato Sacco sulle parole di Papa Leone XIV, che conclude l’itinerario di Avvento dedicato al tema “Accendi la Pace”, proposto come podcast settimanale, in collaborazione con gli Uffici pastorali della diocesi di Novara. Questa quinta puntata è ascoltabile su tutte le piattaforme audio e a partire da questa pagina. Sono ancora disponibili per l’ascolto anche le precedenti quattro puntate.


«Desidero ribadirlo: questa è la pace del Cristo risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante». Sono parole che leggiamo all’inizio del messaggio di Papa Leone per la 59° giornata mondiale della Pace «La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante».

E’ un messaggio molto diretto, senza troppi giri di parole. Profondo e chiaro. Facile da leggere e da comprendere. L’impegno sta nel metterlo in pratica… E lascio allora parlare ancora Papa Leone: «Non sono pochi oggi a chiamare realistiche le narrazioni prive di speranza, cieche alla bellezza altrui, dimentiche della grazia di Dio che opera sempre nei cuori umani, per quanto feriti dal peccato… Sia che abbiamo il dono della fede, sia che ci sembri di non averlo, cari fratelli e sorelle, apriamoci alla pace!».
Papa Leone fonda le sue riflessioni direttamente sul comportamento e le parole di Gesù «a sconcertare i discepoli fu la sua risposta non violenta: una via che tutti, Pietro per primo, gli contestarono, ma sulla quale fino all’ultimo il Maestro chiese di seguirlo. La via di Gesù continua a essere motivo di turbamento e di timore. E Lui ripete con fermezza a chi vorrebbe difenderlo: “Rimetti la spada nel fodero” (Gv 18,11; cfr Mt 26,52). La pace di Gesù risorto è disarmata, perché disarmata fu la sua lotta, entro precise circostanze storiche, politiche, sociali. Di questa novità i cristiani devono farsi, insieme, profeticamente testimoni, memori delle tragedie di cui troppe volte si sono resi complici».

E seguono parole molto dure, che descrivono molto bene il clima che stiamo vivendo: «Quando trattiamo la pace come un ideale lontano, finiamo per non considerare scandaloso che la si possa negare e che persino si faccia la guerra per raggiungere la pace. … Nel rapporto fra cittadini e governanti si arriva a considerare una colpa il fatto che non ci si prepari abbastanza alla guerra, a reagire agli attacchi, a rispondere alle violenze. Non a caso, i ripetuti appelli a incrementare le spese militari e le scelte che ne conseguono sono presentati da molti governanti con la giustificazione della pericolosità altrui. Infatti, la forza dissuasiva della potenza, e, in particolare, la deterrenza nucleare, incarnano l’irrazionalità di un rapporto tra popoli basato non sul diritto, sulla giustizia e sulla fiducia, ma sulla paura e sul dominio della forza».

Sono parole chiare che non lasciano spazio a interpretazioni. Infatti molti dei grandi quotidiani italiani hanno praticamente ignorato questo messaggio, in cui Leone riporta in modo chiaro alcuni dati, drammatici e inquietanti, come la spesa militare mondiale per armamenti nel 2014 pari a 2.718 miliardi di dollari. Ne avevamo già parlato in queste pagine nelle scorse settimane.

«Per di più, oggi alle nuove sfide pare si voglia rispondere, oltre che con l’enorme sforzo economico per il riarmo, con un riallineamento delle politiche educative… si promuovono campagne di comunicazione e programmi educativi, in scuole e università, così come nei media, che diffondono la percezione di minacce e trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza».
In questi giorni ascoltiamo dichiarazioni agghiaccianti da parte di molti politici, che spesso si dicono anche cristiani. Come riusciranno a conciliare le proprie scelte e i propri voti con questo messaggio «disarmato e disarmante»? E la presenza proprio sul nostro territorio a Cameri di Leonardo che produce gli F35? Ci può lasciare indifferenti? O si considera un problema che non ci deve riguardare né come società né come comunità cristiana?

è impossibile tacere di fronte alla crescente militarizzazione delle scuole. Cresce una cultura di guerra. Una propaganda di guerra. Papa Leone già in altre occasioni aveva denunciato la propaganda di guerra. Ora ci indica una strada radicalmente diversa, evangelica. Non quella del «Si vis pacem para bellum», che oggi anche in Italia il potere ci indica. Si tratta di scegliere, non a parole: la guerra o la pace?

Don Renato Sacco, Consigliere nazionale di
Pax Christi e vicario parrocchiale a Villadossola

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