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Il Carnevale galliatese, già in voga in varie forme all’inizio del secolo scorso e poi a lungo caduto nel dimenticatoio, arriva quest’anno alla sua 54ª edizione.

La storia, e qualche ‘leggenda’, raccontano la sua nascita quasi per caso. «Infatti credo che nessuno dei ragazzi che a inizio anni ‘70, quasi per scherzo, decise di costruire un carro carnevalesco, poteva immaginare di ripristinare la tradizione di un buon carnevale e successivamente di dare vita a un gruppo folkloristico». Il racconto di Franco Canna, che del Gruppo Manghin e Manghina fa parte fin dagli albori e ha seguìto in prima persona l’organizzazione di tutti i Carnevali di Galliate, si fa sempre più appassionato e ricco di aneddoti. «L’anno seguente – prosegue – alcuni di loro continuarono a dedicarsi alla costruzione dei carri allegorici mentre altri, con una decisione molto sofferta, fondarono il ‘Gruppo Folkloristico Galliatese”».

L’inizio non fu facile. «Occorsero una quindicina d’anni – prosegue – per convincere i galliatesi della bontà e serietà dell’iniziativa. Di tempo ne è passato tanto ma mentre il nome del gruppo è stato cambiato dal precedente ‘galliatese’ all’attuale ‘Manghin e Manghina’, dai nomi dei due tipici personaggi locali, sono rimasti immutati lo spirito iniziale e la voglia di portare le tradizioni locali sempre più distanti dal nostro campanile». Di strada ne avete già percorsa tanta. «L’iniziale improvvisazione è sparita per lasciare il posto a progetti sempre più complessi, piani di lavoro particolareggiati e organizzazioni più meticolose. Il Gruppo si esibisce sempre con naturalezza e disinvoltura, ricercando usi e costumi dell’epoca settecentesca per riproporli e mantenere così viva una tradizione altrimenti destinata a scomparire».

Articolo completo e altri approfondimenti dalla Diocesi di Novara si possono trovare sul nostro settimanale in edicola e online da venerdì 30 gennaio. Il settimanale si può leggere abbonandosi cliccando qui.

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