Marciapiedi sconnessi, dislivelli improvvisi dopo i lavori, buche, ostacoli non segnalati, auto parcheggiate sui percorsi pedonali, biciclette e monopattini lasciati a terra o agganciati ai pali, semafori sonori che non funzionano o non vengono ripristinati dopo essere stati divelti. Per chi è non vedente o ipovedente, la città è spesso “complicata”. E l’imprevedibilità, per chi si orienta con il bastone bianco o con poca visibilità è un rischio concreto.
A raccontarlo le voci di chi Novara la attraversa ogni giorno. Maria Fracassio, non vedente, abita in zona Cittadella, parte dai marciapiedi. «Il problema più grosso è il continuo sali e scendi, soprattutto in discesa. Da quando hanno fatto i lavori per la fibra ottica il marciapiede è pieno di dislivelli ed è diventato difficilmente percorribile».
Nel suo quartiere, spostarsi verso i servizi di base è complicato. «Se voglio andare verso il supermercato trovo spesso le auto parcheggiate in malo modo. Sono costretta a cambiare percorso, ma anche andando verso viale Giulio Cesare o verso il Torrione la situazione non migliora di molto». Particolarmente critico, racconta, è il tratto davanti al parco di fronte al Tigros. «Quel marciapiede è impraticabile: bottiglie lasciate a terra, ostacoli continui». Fracassio ha cercato di aumentare la propria autonomia seguendo un corso di mobilità e orientamento. «L’ho fatto per muovermi con più tranquillità, ma poi ti scontri con una realtà che va nella direzione opposta. Le stradine interne sono lasciate a se stesse. In corso Torino il marciapiede è bello, ma basta girare una via e trovi buche, sporcizia, deiezioni dei cani». «Le regole ci sono, le sanzioni anche. Ma nessuno le fa rispettare».
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