Nella Casa Circondariale di Novara lo sport entra tra le mura del carcere con “Gioco di Squadra”, un progetto che punta sulla forza educativa dell’attività fisica per restituire dignità e speranza a chi sconta una pena.
L’iniziativa, nata da un’idea di Fondazione Comunità Novarese e realizzata con Sport Senza Frontiere in collaborazione con Fondazione De Agostini, coinvolge 30 detenuti alla volta in attività di calcio o di altri sport di squadra sul campo polivalente e allenamenti in palestra. Un’opportunità concreta di crescita personale e reinserimento sociale, finanziata con 54.000 euro attraverso il Bando “Assistenza e Cura” 2025.
“Lo sport, se accompagnato da un percorso educativo strutturato, può generare cambiamenti profondi, restituendo fiducia, relazioni e senso di responsabilità”, spiega il presidente di Fondazione Comunità Novarese, Davide Maggi. Un impegno che estende al contesto penitenziario l’esperienza già positiva del progetto “In squadra anch’io”, dedicato ai giovani in difficoltà.
Il direttore della Casa Circondariale, Mario Peraldo, sottolinea come l’attività sportiva favorisca “la creazione di relazioni personali improntate a valori universali quali il rispetto e la lealtà, in un contesto dove è alto il rischio di emarginazione”. Il progetto, partito a novembre, rappresenta un esempio concreto di come il territorio possa contribuire alla funzione rieducativa della pena, sancita dall’articolo 27 della Costituzione.
A guidare le attività un’équipe composta da personal trainer, laureati in Scienze Motorie, educatori e uno psicologo, che osservano le dinamiche di gruppo e individuali. “Gli operatori riportano un clima sereno e un interesse concreto da parte dei detenuti”, conferma Elena Giliberti, direttrice di Sport Senza Frontiere.
Non solo benessere fisico, dunque, ma un vero percorso che rafforza autostima e senso di responsabilità. Come ricorda la Garante dei Detenuti Nathalie Pisano: “Investire nello sport in carcere significa credere nella possibilità di cambiamento di ogni persona”.
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