Domenica 22 febbraio la Chiesa novarese si mette in cammino verso il Sacro Monte di Orta, l’unico tra i Sacri Monti piemontesi e lombardi interamente dedicato alla vita di San Francesco d’Assisi. Nel cuore dell’anno giubilare francescano, che celebra l’ottavo centenario della morte del Poverello avvenuta il 3 ottobre 1226, salire tra le venti cappelle non è semplice turismo devozionale: è lasciarsi interpellare da un uomo che ha preso il Vangelo alla lettera e ha trasformato il suo tempo.
Ogni volta che si celebra un santo, dovremmo ricordare le parole che Francesco scrive nella sesta Ammonizione: «È grande vergogna per noi, servi di Dio, che i santi hanno compiuto le opere, e noi vogliamo ricevere la gloria e l’onore con il raccontarle e predicarle». Parole che interpellano tutti: i frati, certo, ma anche ogni persona che si riconosce nel messaggio francescano. La vera celebrazione di Francesco non si esaurisce nel racconto delle sue gesta e tanto meno si limita a un anno giubilare, per quanto ricco di eventi: essa provoca a incarnare oggi quel Vangelo sine glossa — senza sconti, senza aggiramenti — che egli ha vissuto con radicalità.
Nei conventi francescani è esposta una stampa piuttosto celebre: Francesco è raffigurato con i suoi primi compagni, e da lui nasce un grande albero sulla cui chioma compaiono i volti di tutti i santi e beati della famiglia francescana. I frutti sono diversissimi tra loro: Frati del Primo Ordine, Sorelle Clarisse del Secondo, fratelli e sorelle del Terz’Ordine. Ma le differenze non si fermano qui. Ogni ramo rappresenta anche un cambiamento, una riforma, un adattamento ai tempi nuovi. Quell’albero, nella stampa, è fermo a circa un secolo fa. Nella realtà, invece, ha continuato e continua a crescere. Una sola cosa non muta: la linfa che sale dalle radici, da Francesco.
Ma cosa dice Francesco alla società e alla Chiesa di oggi? La domanda è tanto più attuale ora che è stata ripristinata la festività nazionale del 4 ottobre, giorno del Patrono d’Italia, riconoscendo in lui un punto di riferimento per la pace, la fratellanza, la tutela dell’ambiente e la solidarietà. E questo centenario è l’occasione per riscoprire alcune direzioni in cui il suo messaggio si fa parola viva. Anzitutto, la fraternità. Francesco non fu mai sacerdote: ricevette il diaconato, scelta profetica che enfatizzava il servizio e la carità. Considerava tutti i frati «fratelli minori», paritari nella dignità, con relazioni fondate sul riconoscimento reciproco anziché su rigide gerarchie. Ancora oggi, negli Ordini francescani vengono eletti come Guardiani e Ministri anche frati non sacerdoti. È un modello che parla alla Chiesa intera in questo tempo sinodale: valorizzare ogni battezzato, superare il clericalismo, promuovere un dialogo nel servizio. Proprio a proposito di dialogo: Francesco fu uomo di incontro. Nel 1219, in piena crociata, attraversò le linee nemiche per incontrare il sultano al-Malik al-Kamil. Non andò per convertire con la forza, ma per ascoltare e testimoniare. In un mondo lacerato da tensioni e conflitti crescenti, quel gesto resta di un’attualità disarmante: la pace comincia quando si riconosce nell’altro un fratello.
Infine, l’attenzione ai poveri e alla giustizia. Francesco abbracciò la Signora Povertà per conformarsi a Cristo povero e crocifisso: fu scelta evangelica, non programma sociale. Ma proprio questa conformazione generò una vicinanza concreta ai lebbrosi e agli emarginati che trasformò il mondo attorno a lui. Da questa radice, nel Quattrocento, frati dell’Osservanza come Bernardino da Feltre promossero i Monti di Pietà contro lo strapotere degli usurai: innovazione sociale nata dalla fedeltà al Vangelo. Quella stessa radice nutre oggi le numerose mense francescane, segno quotidiano del Vangelo sine glossa. Fra queste, la Mensa dei Cappuccini al convento di San Nazzaro della Costa a Novara, dove ogni giorno i frati e i volontari dell’Ordine Francescano Secolare offrono decine di pasti caldi a chi vive in difficoltà.
Ma questa eredità non si esprime solo nelle forme tradizionali della carità. Ai piedi del Monte Mesma ne è nato un segno nuovo: la CERS Fratello Sole Monte Mesma, Comunità Energetica Rinnovabile e Solidale promossa dai Frati Minori con cittadini, imprese e istituzioni del territorio. Il progetto unisce la cura del creato — produrre e condividere energia pulita — con la solidarietà verso chi vive in povertà energetica, declinando nel linguaggio di oggi quei valori di fraternità e rispetto della casa comune che Francesco ha cantato nel Cantico di frate Sole.
Ecco perché il pellegrinaggio di domenica non è un semplice ricordo del passato. Percorrere le cappelle del Sacro Monte significa camminare dentro una storia che chiede protagonisti, non spettatori. Quell’albero non ha smesso di crescere: attende frutti nuovi.
Fra Maggiorino Stoppa Ofm
Frati Minori Monte Mesma
e Sacro Monte di Orta San Giulio

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