Il 38% dei ragazzi, in epoca pre Covid, non riusciva a immaginare il futuro. Una percentuale che, ora, è arrivata a toccare il 60%. Numeri che, da soli, fanno riflettere sulle fragilità dei ragazzi di oggi. Soprattutto se si aggiunge che il 71% di chi tra i giovani se lo immagina, lo vede con ansia.
Sono dati emersi al convegno “Crescere insieme. Le nuove fragilità di bambini e adolescenti nell’epoca degli schermi”, ospitato martedì in un Arengo del Broletto di Novara gremito. A promuoverlo Confartigianato Piemonte Orientale con Anap e Ancos e organizzato con Comune e Circolo dei lettori.
Un pomeriggio che ha visto relatori Giuseppe Lavenia, psicologo, psicoterapeuta e presidente di Di.Te. (Associazione nazionale dipendenze tecnologiche), e Daniela Lucangeli, docente di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione all’Ateneo di Padova. Temi trattati, educazione digitale, ansia giovanile e ruolo di genitori, nonni, docenti.
«La nostra realtà – dice il direttore di Confartigianato, Amleto Impaloni – ha un rapporto forte con il tessuto sociale, un rapporto che – vedendoci attivi nelle scuole per l’orientamento – ci porta a porre attenzione anche a campi come questo, a giovani e famiglie. Obiettivo alzare il livello di attenzione e collaborare».
Un impegno al sociale che Confartigianato ha da tempo, «proponendo a novembre la Settimana del Sociale e ponendo al centro argomenti che interessano la comunità». A dialogare con i due relatori, Impaloni e il presidente di Confartigianato, Michele Giovanardi.
Un pomeriggio da cui è emerso come, per aiutare i giovani, a volte sia sufficiente dire un ‘mi manchi’. “Vedrete – ha detto Lucangeli – che metteranno subito a terra il cellulare”. E di più presenza ed empatia da parte degli adulti, come sottolineato da Lavenia.
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