Una vita da vivere nel segno della gioia più vera. Non quella sfuggente della leggerezza, ma quella più radicale, che arriva da una conversione del cuore, da uno sguardo introspettivo che apre al rapporto con il Signore. La «Perfetta Letizia» di San Francesco.
È l’augurio del vescovo Franco Giulio per tutti i pellegrini (trecento, provenienti da tutte le zone della diocesi) che hanno partecipato al pellegrinaggio ad Assisi e Cascia che si è tenuto da lunedì 2 a mercoledì 4 marzo.
Lo ha fatto nella messa alla Basilica Superiore, poco prima della visita alle spoglie del santo, che per la prima volta nella storia, nell’anno dell’ottavo centenario della morte, sono state esposte alla venerazione dei fedeli. Momento centrale di un pellegrinaggio che ha condotto all’incontro, oltre che col santo di Assisi, anche con santa Chiara, san Carlo Acutis e santa Rita da Cascia.
E le cui tappe assisane il vescovo ha scelto di ritmare con la lettura del testamento del Poverello d’Assisi.
Un testo semplice, «quasi scarno», che pure offre passaggi che dicono dell’eroicità profonda con cui il santo ha vissuto la fede, e che rappresenta proprio una sintesi della sua vita e del suo lascito.
Con tre nuclei fondamentali che, accompagnati dal vescovo, i pellegrini hanno meditato.
Anzitutto la conversione, con l’incontro con i lebbrosi, che pure è solo un segno esterno, anche se eccezionale, di un cambiamento del tutto interiore, e che riguarda – ha spiegato mons. Brambilla – «l’esperienza spirituale e mistica del rapporto con il crocefisso».
Poi il tema della fraternità. Di nuovo non solo come atteggiamento, ma come elemento essenziale sul quale si fonda la vita cristiana. «Ogni dimensione di vocazione cristiana – ha sottolineato il vescovo – ha un aspetto fondamentale di relazione e confronto», con la famiglia, con il gruppo di amici, con la comunità ecclesiale.
Ed infine il più complesso da capire, guardandolo con gli occhi del XXI secolo: quello dell’obbedienza. Anche l’obbedienza «è una forma di ascolto. Di ascolto profondo che apre ad una risposta». Francesco – insieme alla preghiera – la mette al centro del suo testamento, che restituisce la sua “forma vitae”, il suo stile del suo modo di vivere, e della “regola” che aveva affidato ai fratelli. Perché, è la sottolineatura forte del vescovo, «quando Francesco dettando il testamento si volta indietro per guardare alla sua vita, è come se ci dicesse che saremo liberi, gioiosi e fecondi solo quando il modo in cui viviamo obbedirà alle regole con cui dovremmo vivere».
La via radicale e più vera, appunto, per la «Perfetta Letizia» di Francesco.
Il servizio dedicato al pellegrinaggio ad Assisi e a Cascia della Diocesi di Novara, in primo piano sul nostro settimanale, a partire da venerdì 6 marzo, con il racconto dell’itinerario, le testimonianze dei pellegrini raccolta da don Luca Longo, la riflessione di don Gianmario Lanfranchini. Il settimanale si può leggere online abbonandosi cliccando qui.
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