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«Non si è armato, non si è difeso, non ha combattuto nessuna guerra. Ha manifestato il volto mite di Dio, che sempre rifiuta la violenza, e invece di salvare se stesso si è lasciato inchiodare alla croce, per abbracciare tutte le croci piantate in ogni tempo e luogo nella storia dell’umanità… Un Dio che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra, che non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta dicendo: “Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue” (Is 1,15)».

Sono parole dell’omelia di Papa Leone, la scorsa Domenica delle Palme. Omelia che si è conclusa con le parole di don Tonino Bello: «Santa Maria, donna del terzo giorno, donaci la certezza che, nonostante tutto, la morte non avrà più presa su di noi. Che le ingiustizie dei popoli hanno i giorni contati. Che i bagliori delle guerre si stanno riducendo a luci crepuscolari. Che le sofferenze dei poveri sono giunte agli ultimi rantoli. […] E che, finalmente, le lacrime di tutte le vittime delle violenze e del dolore saranno presto prosciugate, come la brina dal sole della primavera». Parole piene di vita, che ci obbligano ancora di più in questi giorni a sentirci vicini ai ‘poveri cristi’ dell’Iran, della Palestina, del Libano, del Sud Sudan e di tanti altri Paesi dove sembra vincere la croce, non la Resurrezione.

Siamo rimasti tutti indignati di fronte al fatto (poi chiarito e risolto) che al cardinale Pizzaballa sia stato impedito dalla polizia israeliana di accedere al Santo Sepolcro. Colpisce la reazione del nostro Governo: silenzio totale e complicità ad ogni livello con il governo di Netanyahu, responsabile di massacri di decine di migliaia di persone adulte e bambini, e ora la reazione decisa per la vicenda che ha coinvolto il cardinale.

L’ho incontrato nel giugno 2024 con un pellegrinaggio guidato dal card. Zuppi, in un momento in cui la presenza di pellegrini era pari a zero. Betlemme deserta. Per questo hanno ancora più valore le parole di Pizzaballa di qualche mese fa: «Continuano a ripetermi che devo essere neutrale su Gaza. Venite con me a Gaza, parlate con la mia gente che ha perso tutto e poi ditemi che devo essere neutrale…».
Se vogliamo vivere la Pasqua dobbiamo stare dalla parte dei crocifissi anche oggi, non degli aguzzini. E lo dobbiamo riconoscere: oggi c’è una “folla numerosissima” (di credenti e laici) che non sa più cosa sventolare, insieme agli ulivi, ai mantelli e ai migliaia di sudari in cui continuano ad essere avvolti i palestinesi uccisi da Israele. E sono così tanti i Paesi, dove parlare di Resurrezione sembra una parola vuota.

Ci deve far riflettere molto e indignare, guardando vari Tg e giornali, il fatto che la preoccupazione più importante sia l’economia, il mercato. Quanti miliardi si perdono con questa guerra contro l’Iran? Con la chiusura dello stretto di Hormuz? E i morti? Effetti collaterali, non sono un grande problema per la coscienza. Infatti vediamo responsabili mondiali e italiani sostenere serenamente la guerra e folli spese militari, parlarne nelle scuole ai ragazzi… e poi magari ottemperare al precetto pasquale. In fondo la guerra non è poi così brutta e si può anche conciliare con la Pasqua, come se fosse un comma di quel Diritto internazionale che va rispettato… ‘ma fino a un certo punto’. Ma ci sono però due piccole notizie che possono ridare speranza. Il ministro Crosetto ha negato l’uso della base di Sigonella agli Usa. E una cara amica, ricoverata in ospedale, mi scrive “mi sento veramente con più speranza!”. E detto da lei! La Pasqua, (‘passaggio’) passa sicuramente nei corridoi di un ospedale piuttosto che su un pista di decollo di aerei da guerra, anche se benedetti e considerati strumenti di pace. Buona Pasqua!

Don Renato Sacco, Consigliere nazionale di Pax Christi

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