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È stato un Consiglio comunale lungo, tesissimo e segnato da momenti di forte scontro quello che ha discusso la mozione, poi respinta, per chiedere al sindaco la revoca delle deleghe al vicesindaco e assessore allo Sport Ivan De Grandis. Una seduta infuocata, in cui il confronto politico si è intrecciato con un duro braccio di ferro procedurale sul voto segreto, fino all’uscita dall’aula delle minoranze.
Proprio la richiesta di votazione segreta, avanzata dall’opposizione e sostenuta anche da Alleanza Novarese, ha rappresentato il punto di massima tensione. In aula si sono registrati veri e propri litigi, con accuse reciproche e toni molto accesi.

Le minoranze hanno parlato apertamente di «paura» da parte della maggioranza, mentre quest’ultima ha respinto la richiesta richiamandosi al regolamento. Determinante, dal punto di vista procedurale, il parere della segretaria generale Pierluisa Vimercati, che ha escluso i presupposti per il voto segreto. Una posizione duramente contestata dall’opposizione, che ha criticato anche la partecipazione della segretaria a una riunione di maggioranza.

Nel merito, il dibattito si era aperto con l’intervento del capogruppo Pd Nicola Fonzo, che ha voluto chiarire subito l’impostazione politica della mozione: «Non siamo un tribunale e questa non è una requisitoria. È una valutazione politica ed etica». E ancora: «Non è una mozione di sfiducia, ma un atto che impegna il sindaco, che resta libero di decidere».

Fonzo ha poi parlato di un vero e proprio «buco nero» nella gestione dell’assessorato allo sport, ripercorrendo le principali criticità: dal bando del Terdoppio, annullato, ai debiti fuori bilancio, fino alle vicende degli impianti.

Tra i passaggi più pesanti, il riferimento alle dichiarazioni del dirigente del settore sport che, in sede di commissione disciplinare, avrebbe detto che fu l’assessore a chiedere di procedere con la gara sulla piattaforma di acquisto digitale della pubblica amministrazione, «perché i gestori del tempo dovevano andare via». Un elemento che dimostrerebbe una pressione politica evidente.

Durissimi anche gli interventi di altri consiglieri di minoranza. «Solo per quella frase andrebbero tolte le deleghe», ha detto Pirovano. E ancora: «Errori e superficialità si sono susseguiti, è un modo sciatto di amministrare», mentre è stato denunciato «un sistema di gestione arrogante e pressapochista».
Nel mirino anche altri casi come gli spogliatoi del softball, risultati inagibili nonostante i lavori, la gestione degli impianti e delle tariffe, fino alle scelte sugli affidamenti. «Cosa altro dovete ingoiare per mandare a casa l’assessore?», è stata una delle provocazioni lanciate alla maggioranza.

La risposta è stata affidata al sindaco Alessandro Canelli che, pur riconoscendo le criticità, ha respinto le accuse più pesanti: «Errori ce ne sono stati, ma sono stati affrontati. Non esiste alcun sistema di potere». Il primo cittadino ha poi difeso la tenuta della maggioranza e la necessità di portare avanti i progetti in corso: «Il mio compito è mantenere coesa l’amministrazione e completare le opere in corso». E sulle responsabilità: «Se ci saranno elementi di illegittimità interverremo, ma oggi siamo nel campo della valutazione politica».

Parole che non hanno convinto le opposizioni, che hanno insistito sul piano etico. «Stiamo dicendo ai cittadini che questo è il modo di governare la città». Quando infine la richiesta del voto segreto è stata respinta e si è proceduto con voto palese per appello nominale, le minoranze hanno abbandonato l’aula annunciando il ricorso al Prefetto «perché — è stata la presa di posizione di Pd, Cinque Stelle e Insieme per Novara — riteniamo questa deliberazione illegittima e non correttamente interpretata».

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